Torino si prepara a vivere una nuova edizione del Salone Internazionale del Libro con un programma che va oltre la fiera editoriale tradizionale. La XXXVIII edizione, in calendario dal 14 al 18 maggio 2026 al Lingotto Fiere, sceglie come tema “Il mondo salvato dai ragazzini”, richiamando l’opera di Elsa Morante pubblicata nel 1968 e portando al centro lo sguardo delle nuove generazioni. È una scelta culturale precisa: raccontare il presente attraverso curiosità, inquietudini, linguaggi e desideri di chi erediterà il futuro.
I numeri aiutano a capire la dimensione dell’evento. L’edizione 2026 si sviluppa su 147 mila metri quadrati espositivi, con oltre 500 stand, 1.250 marchi editoriali, 70 sale, 378 ore di laboratori e più di 2.700 eventi al Lingotto. A questi si aggiungono gli appuntamenti diffusi sul territorio, con il Salone Off che porta la cultura fuori dai padiglioni e la distribuisce tra quartieri, biblioteche, musei, librerie, scuole, teatri, cinema e spazi pubblici.
La parte più interessante, però, è nelle deviazioni inattese. Il Salone del Libro 2026 non si limita a presentare autori, editori e novità editoriali. Trasforma Torino in una mappa di esperienze: incontri sul tetto del Lingotto, letture in movimento, mostre di illustrazione, degustazioni, musica, editoria indipendente, laboratori per bambini e appuntamenti pensati per chi vuole scoprire la città mentre segue il filo dei libri. Il risultato è un evento che parla a lettori forti, famiglie, studenti, professionisti dell’editoria e curiosi che magari entrano per un nome famoso e restano per un percorso imprevisto.
Perché il tema dei ragazzi è il vero motore dell’edizione?
Il tema dei ragazzi è centrale perché sposta il Salone verso una domanda semplice e potente: che cosa può insegnare lo sguardo giovane a un mondo adulto spesso bloccato? L’edizione prende il titolo da Elsa Morante, ma usa quel riferimento come chiave per parlare di identità, crescita, immaginazione, disagio, libertà e futuro.
Il Bookstock, storico spazio dedicato ai più giovani, diventa quindi uno dei cuori narrativi della manifestazione. La programmazione per bambini, adolescenti, scuole e famiglie non è un segmento separato, ma una lente attraverso cui leggere l’intero evento. Laboratori di lettura, fumetto, illustrazione, scrittura, scienza e voce rendono l’esperienza più partecipativa e meno frontale. Il libro non viene trattato soltanto come oggetto da acquistare, ma come strumento per fare domande.
Cosa rende speciale la Pista 500 sopra il Lingotto?
La Pista 500 rende speciale il Salone perché porta libri, arte e incontri in uno degli spazi più sorprendenti di Torino: l’ex circuito di collaudo FIAT sul tetto del Lingotto, oggi trasformato in giardino pensile e parco d’arte. Durante la manifestazione, i visitatori possono accedervi gratuitamente attraversando la storica rampa elicoidale dell’edificio.
A 28 metri d’altezza, tra città e montagne, il programma ospita conversazioni letterarie, incontri sull’arte, fotografia, design e attività per famiglie. Tra le curiosità più coerenti con il tema dell’edizione ci sono gli appuntamenti dedicati a Elsa Morante, che collegano la matrice letteraria del Salone a un luogo fisico capace di cambiare prospettiva. Salire sul tetto diventa quasi un gesto simbolico: guardare Torino dall’alto per osservare meglio ciò che accade dentro la cultura contemporanea.
Perché libri, vino naturale e musica finiscono nello stesso racconto?
Libri, vino naturale e musica entrano nello stesso racconto perché il Salone 2026 amplia l’idea di esperienza culturale. Tra le novità più curiose c’è Augusta Pop, format che porta al Lingotto degustazioni, cucina, talk, musica ed editoria indipendente. Il programma prevede nove appuntamenti, tra cui due incontri dedicati al rapporto tra cibo, vino ed editoria e sette momenti musicali legati alla relazione tra parola, suono e performance.
La proposta guarda a un pubblico trasversale e curioso. Accanto ai libri trovano spazio vini naturali italiani e francesi, birre artigianali, kombucha, soft drink indipendenti, cocktail di ricerca e una proposta gastronomica costruita sulla convivialità. È un segnale interessante: la lettura viene affiancata a linguaggi sensoriali, sociali e musicali. Il libro resta al centro, ma dialoga con forme di cultura quotidiana che rendono l’evento più accessibile anche a chi non frequenta abitualmente le fiere editoriali.
Quali mostre e installazioni meritano attenzione?
Le mostre meritano attenzione perché trasformano il Salone in un percorso visivo, adatto anche a chi ama l’arte, l’illustrazione e la fotografia. Al Bookstock è prevista l’esposizione delle tavole dei 16 finalisti del Silent Book Contest – Gianni De Conno Award, concorso internazionale dedicato agli albi illustrati senza parole, arrivato alla XIII edizione con 285 opere inedite provenienti da 50 Paesi.
Un altro punto d’interesse è la mostra “Eccellenze Italiane. I vestiti nuovi di Pinocchio”, realizzata in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi. La selezione comprende 25 opere di grandi nomi dell’illustrazione internazionale e collega un classico della letteratura italiana a linguaggi contemporanei. Il tema dell’infanzia, qui, non è nostalgia: diventa un archivio vivo di immagini, interpretazioni e nuove letture.
Come il Salone Off cambia il rapporto tra evento e città?
Il Salone Off cambia il rapporto tra evento e città perché porta incontri, letture, concerti e spettacoli fuori dal Lingotto. La programmazione diffusa si svolge dall’8 al 19 maggio e coinvolge Torino e la Città Metropolitana, allargando l’esperienza culturale a luoghi quotidiani come biblioteche, librerie, case del quartiere, scuole, università, musei, gallerie, cinema, teatri, strade e piazze.
Tra le iniziative più particolari ci sono progetti che portano gli autori in contesti meno prevedibili, come le strutture carcerarie piemontesi, e formule di lettura a domicilio o in movimento. Anche le letture ad alta voce sui minibus elettrici cittadini mostrano una direzione precisa: il libro esce dagli spazi tradizionali e diventa presenza urbana.
Perché questa edizione parla anche a chi non è un lettore abituale?
Questa edizione parla anche a chi non è un lettore abituale perché costruisce molti accessi diversi alla cultura. Chi ama i romanzi può seguire gli autori, chi cerca esperienze può salire sulla Pista 500, chi è interessato all’attualità può scegliere incontri tematici, chi accompagna bambini e ragazzi trova laboratori dedicati, chi segue food e musica può avvicinarsi attraverso format più informali.
La forza del Salone del Libro 2026 sta proprio in questa pluralità. I libri restano il punto di partenza, ma intorno si muovono arte, gusto, città, formazione, intrattenimento intelligente e confronto pubblico. È una formula che rende Torino, per alcuni giorni, un grande laboratorio di curiosità: un luogo dove la cultura non viene soltanto spiegata, ma attraversata, ascoltata, assaggiata e condivisa.
