domenica, Agosto 16, 2026
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La nuova GAM di Torino svela il suo lato segreto: depositi aperti, luce e una piazza dentro il museo

La GAM di Torino si prepara a cambiare pelle con un progetto che punta a trasformare il museo in un luogo più aperto, leggibile e connesso alla città. La curiosità principale non riguarda soltanto il restauro dell’edificio, ma il modo in cui la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea vuole rendere visibile ciò che di solito resta nascosto: depositi, percorsi interni, funzioni tecniche, relazioni tra opere e spazi. È una trasformazione che riguarda l’architettura, ma anche il modo in cui il pubblico entrerà in contatto con l’arte.

Il progetto è firmato da MVRDV e Balance Architettura, selezionati attraverso un concorso pubblico nel dicembre 2025, con l’obiettivo di recuperare le qualità dell’edificio del 1959 e aggiornarlo alle esigenze di un museo del XXI secolo. La nuova GAM dovrà essere più permeabile, più flessibile e più accessibile, con depositi visitabili, spazi espositivi adattabili e un rapporto più diretto con il quartiere. Secondo la documentazione ufficiale, i lavori di riqualificazione sono previsti a partire dalla seconda metà del 2027.

L’intervento nasce su un museo dalla storia particolare. Torino fu la prima città italiana a promuovere una raccolta pubblica di arte moderna come parte del proprio Museo Civico, aperto nel 1863; oggi la GAM conserva circa 45.000 opere tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie, grafica, film, video d’artista e documentari. Nell’edificio si trovano anche la Biblioteca d’Arte e l’Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei, due presenze che rafforzano il ruolo della sede come centro di studio, conservazione e divulgazione.

La riqualificazione, finanziata con un investimento di 27,5 milioni di euro dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, non punta a cancellare l’identità precedente. L’idea è più sottile: riaprire, alleggerire, rendere riconoscibile l’impianto originario e aggiungere nuove funzioni. La curiosità sta proprio qui: la nuova GAM non viene pensata come un edificio da contemplare da fuori, ma come una macchina culturale attraversabile, capace di mostrare il proprio funzionamento.

Perché la nuova GAM punta sui depositi visitabili?

I depositi visitabili servono a mostrare una parte del museo che normalmente resta fuori dal percorso del pubblico. In un museo tradizionale, soltanto una quota limitata delle collezioni è esposta nelle sale; il resto viene conservato in ambienti tecnici, accessibili a conservatori, restauratori e studiosi. Il progetto della nuova GAM ribalta questo schema e trasforma il deposito in un’esperienza culturale.

La scelta segue il modello dell’open storage, cioè il deposito aperto alla visita. Non significa esporre le opere senza criterio, ma rendere più trasparente il lavoro museale: conservazione, rotazione delle collezioni, catalogazione, cura dei materiali. Per il visitatore, questo approccio permette di capire che un museo non coincide soltanto con le sale allestite. È anche archivio, laboratorio, memoria pubblica e infrastruttura di conoscenza.

Che cosa rende curiosa la “diagonale di luce”?

La “diagonale di luce” è uno degli elementi più riconoscibili del progetto perché trasforma il museo in un attraversamento urbano. L’edificio della GAM, progettato da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti e completato nel 1959, aveva già una caratteristica insolita: il volume principale era ruotato rispetto alla griglia ortogonale di Torino, così da ottenere un’illuminazione naturale più uniforme durante la giornata.

Il nuovo intervento riprende questa logica e la porta al livello della città. Il percorso diagonale attraverserà l’area del museo, passerà sotto il volume principale e diventerà una piazza pubblica. Le superfici vetrate permetteranno di far entrare la luce negli spazi inferiori e, allo stesso tempo, di offrire scorci verso il deposito sottostante. Il museo, quindi, non sarà più percepito soltanto come una destinazione, ma come un passaggio urbano capace di collegare luoghi e persone.

Qual è il rapporto tra il progetto e l’edificio del 1959?

Il rapporto è di recupero critico, non di sostituzione. La GAM del secondo dopoguerra nasceva con una visione moderna: pianta libera, luce naturale, flessibilità allestitiva, forte attenzione al rapporto tra architettura e funzione museale. Con il tempo, però, l’edificio ha accumulato adattamenti, partizioni interne, modifiche tecniche e chiusure che ne hanno ridotto la chiarezza spaziale.

Il progetto prevede di riaprire i lucernari, eliminare gran parte delle divisioni interne e rendere le gallerie più luminose e ampie. Le scale antincendio esterne saranno sostituite da un nuovo sistema interno, pensato in dialogo con l’impianto originario. La curiosità architettonica è che l’intervento lavora per sottrazione: toglie barriere, stratificazioni e ostacoli per far emergere qualità già presenti nell’edificio.

Come cambieranno gli spazi espositivi?

Gli spazi espositivi diventeranno più flessibili e adatti a mostre diverse per formato, dimensione e linguaggio. Il progetto prevede un sistema di binari e strutture sospese tra le colonne, pensato per appendere pareti mobili, tende divisorie e moduli allestitivi. In pratica, le sale potranno essere riconfigurate con maggiore rapidità, senza irrigidire il museo in un solo modello di visita.

Questa scelta è importante perché l’arte contemporanea richiede ambienti molto variabili. Una mostra di pittura, una videoinstallazione, una retrospettiva storica o un progetto immersivo hanno esigenze differenti. Un museo capace di adattarsi riduce il rischio di allestimenti forzati e migliora la leggibilità delle opere. Per il pubblico, il vantaggio è concreto: percorsi più chiari, sale meno frammentate e una fruizione più naturale.

Perché la sostenibilità passa anche dal recupero degli arredi?

La sostenibilità del progetto non riguarda soltanto gli impianti, ma anche il riuso intelligente di materiali e oggetti esistenti. Una parte significativa degli arredi sarà composta da pezzi originali: alcuni già presenti nel museo, altri conservati a lungo nei depositi. Recuperarli significa rispettare la memoria dell’edificio e ridurre la produzione di nuovi elementi.

Sono previste anche misure per migliorare le prestazioni ambientali, tra cui l’aggiornamento dei lucernari vetrati e il riutilizzo di materiali derivati dalle demolizioni nelle nuove parti costruite. È un approccio coerente con una tendenza sempre più rilevante nella rigenerazione culturale: intervenire sull’esistente, evitare sprechi e dare nuova funzione a ciò che può ancora essere utile.

Che cosa può cambiare per Torino?

Per Torino la nuova GAM può diventare un museo più urbano, meno chiuso e più inserito nei percorsi quotidiani. Il nuovo attraversamento diagonale collegherà simbolicamente e fisicamente il museo alla città, creando una relazione con il centro, il Politecnico e le OGR. Questo aspetto è decisivo perché un’istituzione culturale contemporanea non vive soltanto attraverso mostre e biglietti venduti. Conta anche la sua capacità di essere riconosciuta come spazio pubblico.

La curiosità più forte del progetto è quindi culturale prima ancora che architettonica. La nuova GAM vuole mostrare l’arte, ma anche i suoi retroscena. Vuole conservare, ma rendendo visibile il lavoro della conservazione. Vuole rispettare un edificio storico, ma senza trasformarlo in un oggetto immobile. Se il progetto manterrà questa direzione, il museo potrà diventare un esempio concreto di rigenerazione culturale: un luogo in cui il patrimonio non viene soltanto custodito, ma rimesso in circolo nella vita della città.

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