Il Pd si ribella a Bettini


Calenda, candidato sindaco a Roma, si è sottratto alle primarie del Pd per sottrarsi, in effetti, all’abbraccio di Goffredo Bettini, king maker dei sindaci Rutelli e Veltroni.

Ora, si è capito bene. Grazie ad un episodio di piccolo cabotaggio politico, che Bettini non ha lasciato passare indenne per non perdere la faccia nella “sua” Roma. In cui, evidentemente, esercita tuttora un grande potere personale, tramite il controllo di capataz e risorse, che consentono, al momento opportuno, informazioni privilegiate e interventi severi.

Come quello che ha riguardato il segretario Pd di un municipio romano, reo di avere rivolto a Bettini l’espressione, un tempo tipicamente grillina, ora sdoganata, “hai rotto il c …”.

La commissione di “garanzia” (di chi?) di Largo del Nazareno, senza entrare nel merito delle ragioni del segretario locale, uno che ancora è in contatto con la base (come si diceva una volta) e quindi sa che il sentimento popolare nei confronti di Bettini sta virando verso l’insofferenza, ha sospeso l’improvvido funzionario. Tanto per spiegare chi comanda.

Letta, immemore delle espressioni forti del passato (la politica è sangue e merda, copyright di Formica, Psi anni 80) e del presente (vaffa, e non solo, copyright di Grillo, ed epiteti seri, come vaiassa, scambiato tempo fa tra due onorevoli campane, e tanti altri non contemplati nel dizionario della crusca) ha messo una pezza peggiore del buco, stigmatizzando l’espressione inurbana del segretario locale (ma non il contenuto, per quanto se ne sappia).

L’episodio denuncia, ancora una volta, che il Pd è alle corde, che la responsabilità è del ceto dirigente, di cui Letta e Bettini sono i simboli visibili, e che il popolo del Pd non ne può più.

Calenda ha fatto bene a non bussare alla porta di Bettini per avere i voti. Quanto meno, ha dato l’esempio.       

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