Guerra continua tra Elkann e Della Valle


La querelle tra John Elkann e Diego Della Valle continua tra scambi di complimenti reciproci. Elkann ogni tanto ricorda di essere stato un giovane privilegiato (glielo raccomanderà il suo istitutore) e quindi la critica da lui rivolta ai giovani, che rimangono al palo per “mancanza di ambizioni”, deve essere annoverata tra le scivolate freudiane, del genere “voce dal sen fuggita …”. Della Valle non ha perso la battuta e gli ha indirizzato un epiteto irriferibile, che ferisce la capacità di intelligere del giovane Elkann, non la sua capacità di applicazione al lavoro. Per dire, non gli basterebbe lo stage a Casette d’Ete (luogo della memoria di Tod’s). La scivolata è stata tale che perfino Guido Barilla, pur memore del “rischio stampa” in cui è incappato qualche mese fa, si è sentito in dovere di prendere posizione “più (non completamente) dalla parte di Della Valle”. Tra una battuta e l’altra dei due buontemponi, però, ancora non si è capito cosa sta per accadere al Corriere della Sera. E’ noto che Della Valle, azionista di tutto rilievo di Rcs, abbia assunto da tempo posizioni molto critiche nei confronti dell’establishment economico e finanziario nazionale, che guarda all’estero e non fa bene al paese, né alle imprese. Ed è altrettanto noto che gli azionisti storici di Rcs non abbiano gradito e resistano nelle loro posizioni. Nel frattempo il giornale continua  a perdere pezzi, compreso il “piezz’e core” dell’edificio storico di via Solferino. E anche l’informazione presta il fianco a non poche critiche (alcune delle quali proposte dal Nuovo Mille). Sarebbe bello che il Corriere della Sera tornasse ad essere la voce della buona borghesia lombarda, seria, operosa, autoreferenziale quel tanto che serve. Chi si oppone?

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