Comunali Roma, Calenda ci prova sul serio


Calenda è, tra i candidati sindaci di Roma, in questo momento della campagna elettorale, il più credibile, per esperienza di gestione della cosa pubblica e per comunicazione di una visione, sia pure finora parziale, episodica, per la città metropolitana. Si potrà fare un confronto puntuale tra le visioni dei candidati più in là, quando gli altri due uomini nuovi, Michetti e Gualtieri, avranno scaldato i motori. Rispetto alla sindaca in carica, Calenda ha, dalla sua, l’innocenza della mancata prova.

Punti di forza di Calenda, oltre alla credibilità personale conquistata, da ministro, sul campo dell’industria e dello sviluppo economico (impegno politico che Calenda non dovrebbe abbandonare), sono la collocazione centrale di Azione, dichiaratamente repubblicana (per quel poco che significa in Italia), e quindi la flessibilità di iniziativa e la capacità di aggregazione, in particolare se gli altri candidati sbaglieranno campagna e se la sindaca non riuscirà ad andare oltre lo zoccolo duro dell’elettorato che si è creata spendendo male i soldi dei contribuenti. Ci riferiamo anche, ma non solo, all’infelice esperienza del concordato ATAC, che viene esaltato dall’entourage della sindaca e del quale non sono noti i costi di gestione rispetto ai risultati, e alla sporcizia “democratica” della città, che invade il centro, non meno delle periferie, dovuta ad una AMA fuori controllo. Oltre che all’insopportabile degrado sociale di quartieri un tempo dignitosi, in parte imputabile alla regione e al governo. Calenda ha capito bene che i punti nodali della pessima amministrazione sono trasporti urbani e degrado, e non perde occasione per comunicare il suo progetto di ristrutturazione dell’ATAC e dell’AMA.

Lo abbiamo incontrato per un caffè nella splendida cornice del Temporary Bar Satyrus, presentato dall’assessore al commercio del Municipio Roma II, Valerio Casini. L’evento è stato organizzato dagli imprenditori dell’intrattenimento, tra i più mortificati dalla pandemia e i meno ricordati, perché l’industria della notte romana è stata considerata “non essenziale” dal governo Conte bis e tuttora stenta a riprendere quota. Tra i presenti si notavano i Fratelli Bornigia e Giorgio Tammaro, oltre ad Angelo Cervo e gli ideatori di Post Office.

Temporary Bar – Satyrus

Calenda ha ricordato di non essere insensibile alle esigenze delle attività degli imprenditori presenti, anche per DNA familiare. Il nonno, Luigi Comencini, è stato un regista famoso, e lui stesso, da bambino, si è cimentato – riconosce, con scarso successo – in un teleromanzo, come si chiamavano allora. Nel corso dell’incontro, Calenda ha parlato di trasporti e nettezza urbana, come servizi imprescindibili per Roma, biglietto da visita per il turismo di piacere e d’affari. Nel futuro di ATAC, avvilita, oltre tutto, dalla prospettiva di vendita a prezzo di saldo delle tante unità immobiliari diffuse in città, anche pregiate sotto il profilo architettonico e urbanistico, Calenda prevede la scissione tra la gestione e la proprietà delle unità operative, che potrebbe – finalmente – essere trasferita alle Ferrovie dello Stato. E’ un nostro antico pallino, insieme ad altri su cui abbiamo inutilmente sollecitato l’attenzione degli enti preposti. Per il salvataggio della proprietà immobiliare dell’ATAC Calenda potrebbe trovare un’alleanza inedita nella Corte dei Conti, molto critica, a quanto ci risulta, nei confronti della gestione dell’azienda comunale.

Ci auguriamo, da cittadini, che la campagna elettorale decolli presto, per avere a disposizione i programmi dei candidati, da sostenere o criticare.        

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