Amara non è il genio del male


Piero Amara, avvocato siciliano, notissimo alle cronache degli ultimi mesi, si definisce avvocato di provincia che ha avuto un po’ di successo. A giudicare dall’attenzione dei media, in realtà, il successo è clamoroso.

Perché, diciamola tutta, molti lo invidiano e lo considerano geniale. Qualcun altro pensa che sia il capro espiatorio di un disegno che supera le dimensioni della sua provincia di origine.

Incappato, forse non casualmente nell’Eni, che gli ha pagato grandi parcelle per attività che, garbatamente, si potrebbero definire extracurriculari.

Lasciamo perdere l’aspetto concorrenziale e disciplinare di queste attività, che, per le dimensioni territoriali ed economiche, si riflettono sugli affari del settore e sulla categoria forense. Negativamente, anche se non risulta che, allo stato, il CNF, Consiglio Nazionale Forense, o l’Ordine locale di appartenenza abbiano assunto iniziative.

Nel frattempo, Panorama gli ha dedicato la copertina, definendolo il manipolatore. Con il rispetto dovuto a Panorama e allo stesso Amara, di volta in volta definito furbissimo, faccendiere, uomo di mondo, e così via, noi non pensiamo che una persona sola, ancorché scaltra, possa mettere nel sacco grandi manager e grandi giudici. Per anni.

Pensiamo, invece, che un ambiente, o un’associazione strutturata, possa svolgere un ruolo deleterio per l’economia e la giustizia, avvalendosi di persone che si prestano nell’attesa che passi la nottata. E, poi, si possano godere i loro milioni. Come di solito accade.

Su questo ambiente, che si può connotare seguendo a ritroso le tracce di Amara, non per le cene o i viaggi, ma per i fascicoli dei processi, composito e perfino variopinto, a dar conto alle indiscrezioni, poco, in effetti, si dice. E, ancor meno, si fa. Malgrado Amara sia ristretto nelle sue attività. A dimostrazione del fatto che altre teste pensanti sono all’opera, mentre Amara attende l’alba.  

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