mercoledì, Giugno 26, 2024
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Sanzioni e ‘price cap’: l’Europa e gli USA stringono la morsa sulla Russia

La tensione tra gli Stati Uniti e la Russia è giunta a un punto culminante. L’amministrazione Biden ha annunciato nuove misure per contrastare gli sforzi della Russia di eludere i limiti di prezzo imposti al suo petrolio. Questa mossa arriva in un momento in cui l’Occidente sta cercando di rafforzare l’applicazione di un tetto dei prezzi introdotto quasi un anno fa.

Durante un briefing con i giornalisti, un alto funzionario dell’amministrazione ha dichiarato: “Oggi, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta imponendo sanzioni a due entità e identificando come proprietà bloccata due navi che utilizzano i servizi dei fornitori di coalizioni sul tetto dei prezzi mentre trasportano petrolio grezzo russo al di sopra del divario di prezzo concordato dalla coalizione”. Queste parole sottolineano l’intenzione degli Stati Uniti di inviare un messaggio inequivocabile alla Russia: ogni tentativo di superare i limiti stabiliti sarà affrontato con una risposta decisa e unificata.

Il fulcro di questa nuova serie di sanzioni, annunciata giovedì, riguarda la flotta illecita di navi che il Cremlino ha accumulato nell’ultimo anno. Queste navi sono state specificamente costruite per trasportare e vendere il petrolio e i prodotti petroliferi russi a prezzi superiori ai limiti stabiliti dall’Occidente.

L’obiettivo principale di queste misure è chiaro: aumentare significativamente i costi per la Russia in questa nuova fase del conflitto. Lo stesso funzionario ha ribadito questo punto durante il briefing con i giornalisti.

Inoltre, la coalizione del G7 sul tetto dei prezzi ha rilasciato una nuova dichiarazione congiunta, sottolineando i rischi associati alla violazione delle regole sul tetto dei prezzi. Questa dichiarazione serve come ulteriore avvertimento alle nazioni che cercano di aggirare le restrizioni.

Un altro alto funzionario dell’amministrazione ha rivelato a CNN che il processo decisionale relativo a questa politica è in corso da diversi mesi. Nel dicembre 2022, gli Stati Uniti, i Paesi del G7 e l’Australia avevano vietato l’acquisto di petrolio russo al di sopra del prezzo di 60 dollari al barile, se fosse stato spedito, assicurato o finanziato dall’Occidente. L’obiettivo di questa politica era duplice: da un lato, tagliare le entrate alla Russia, utilizzate per finanziare l’invasione dell’Ucraina; dall’altro, garantire che ci fosse abbastanza petrolio sul mercato per limitare le interruzioni per i consumatori globali.

Tuttavia, il Cremlino ha rapidamente cercato soluzioni alternative, trovando altri modi per spedire e assicurare l’energia e venderla al di sopra del tetto. La Segretaria al Tesoro Janet Yellen ha riconosciuto questa sfida, sottolineando che i prezzi di mercato recenti del petrolio russo suggerivano una “riduzione dell’efficacia” del tetto dei prezzi.

Yellen, che attualmente si trova a Marrakech per partecipare alle riunioni annuali del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ha dichiarato che la politica ha “ridotto significativamente le entrate russe”. Tuttavia, ha anche riconosciuto che la Russia sta investendo “enormi somme nel suo ecosistema alternativo” per esportare prodotti energetici.

In conclusione, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati cercano di rafforzare le misure contro la Russia, la situazione rimane fluida. La determinazione dell’Occidente di limitare le entrate della Russia è evidente, ma resta da vedere come Mosca risponderà a queste nuove sfide. Sarà interessante osservare come l’escalation di questa tensione influenzerà il mercato globale del petrolio e quali saranno le conseguenze geopolitiche a lungo termine.

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