Anche Beppe Grillo legge il NuovoMille.it


Il nostro articolo sulla crisi del Sole 24 Ore è piaciuto a Grillo che ha copiato l’incipit: inutile girarci intorno”. Nulla di male. Anzi, è un privilegio essere seguiti da Grillo. Che magari poteva menzionare l’articolo e il giornale, visto che, in seguito al nostro lancio del 7 ottobre, sono usciti, il 10 e i giorni successivi, anche altri giornali sulla crisi del Sole (tra cui, con un trafiletto, il Sole stesso, che ha informato i lettori della indagine in corso, senza avvisi di garanzia, presso la Procura di Milano). La Procura farà le sue valutazioni in base agli elementi in corso di acquisizione.

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Noi, tuttavia, riteniamo che la crisi del Sole debba essere valutata anche sotto il profilo del mercato, visto che la testata, sostenuta dalla Confindustria e dalle banche, sottrae spazio ad altre testate. Del tutto legittimamente, finché le condizioni sono di effettiva concorrenza. E tra queste condizioni non riteniamo che ci sia il sostegno illimitato offerto alla gestione da un soggetto forte come la Confindustria. Tanto più che la Corte di Cassazione negli anni più recenti si è dimostrata molto severa con piccole e medie imprese, magari associate della Confindustria, indebitate oltre misura. Diciamo questo con il dovuto rispetto per la testata e per la gente che effettivamente ci lavora. Da non confondersi con la gestione della società. Mentre di solito accade che il salvataggio dei conti di gestione venga contrabbandato come salvataggio della testata.

Noi, da lettori di lunga data, al Sole contestiamo che non svolga il ruolo di primo giornale di settore e di questo subisca le conseguenze. In almeno una occasione glielo abbiamo scritto formalmente, chiedendo, a protezione dei risparmiatori di un noto dissesto, la pubblicazione di una rettifica, che non c’è stata. Poco male. I nodi comunque vengono al pettine. Sul concetto importante e delicato di mercato (un concetto piuttosto volatile anche laddove dovrebbe essere conosciuto e protetto) torneremo presto. Per il momento chiediamo a Grillo di occuparsi, come ci siamo occupati noi in precedenza, dati alla mano, di società partecipate, tanto più che a Roma (giunta Raggi) c’è molto da fare.

Gliene segnaliamo una per tutte: la (ormai vecchia) Nuova Fiera di Roma, fiore all’occhiello ben presto appassito di due amministrazioni, alle prese con i conti di un progetto impossibile, fin dall’inizio (noi, infatti, l’avevamo previsto e scritto nel momento dell’annuncio trionfale dell’iniziativa, un project finance stramilionario, che non ha fatto bene al debito romano). Detto questo, in Italia i project finance fasulli non mancano. Lo dice anche l’Istat.

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