Un nuovo ceto dirigente per nuovi equilibri


Dopo gli anni di sbornia del liberalismo di massa, annunciato e non praticato da Berlusconi, e del socialismo reale all’italiana, annunciato e praticato da Prodi e D’Alema, dopo i governi del golpe bianco, la storia presenta spietatamente il conto e chiede il contributo di sangue (metaforico) dei più deboli o dei più forti, prossimi ad essere soppiantati da un nuovo ordine.

Perché, tutto sommato, i componenti delle élite troppo forti non sono. Si sostengono e sono sostenuti. Finché servono. Lo abbiamo scritto anni fa e, ora, la previsione si sta avverando.

Il problema è che ai nastri di partenza si presentano personaggi inattendibili e compromessi, che pretendono di essere cooptati, perché menano vanto di avere fatto tanto per chi li ha preceduti (e niente per l’Italia). E’ il problema dei problemi, eredità della DC. Che si è perpetuata attraverso le correnti, alternando governi balneari o di coalizione a governi ponte, sempre uguali a sé stessi.

La DC non è stata l’emblema della democrazia e non ha dato buoni governi al paese. E’ stata necessaria, perché ha fatto argine alla voglia di socialismo reale, molto diffusa nel paese per propaganda e per reazione al fascismo, e ha obbedito, oltre il dovuto, alle varie amministrazioni degli Stati Uniti. Che nemmeno si aspettavano tanto servilismo.

E nell’era Clinton hanno ceduto il passo alla finanza e ad una parte dell’industria, in cerca di nuove prede e di nuovi assetti globali. Perfino contrari agli interessi nazionali americani. Come si è visto con l’inaspettata elezione di Trump e con l’assalto a Capitol Hill.

La finanza, dopo avere ottenuto l’accordo globale del commercio, che favorisce la diarchia con la Cina, e, in Europa, la progressiva esautorazione degli Stati, in Italia ha scaricato prima la DC, perché non serviva più, poi gli epigoni. Ora, si profilano nuovi equilibri interni ed esteri che richiedono un nuovo ceto dirigente. Tutto il resto è cronaca. 

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