Terremoto giustizia


Non si diventa avvocati di una società a controllo pubblico, come è l’Eni, per concorso. Né per caso. Bisogna essere o molto bravi o molto raccomandati.

Non sappiamo quale sia stato il caso di Piero Amara, che ha lavorato per l’Eni ed è finito al centro di indagini sui vertici della società. Da cui non è uscito benissimo. Anzi, non sembra uscito proprio, a giudicare dalla coda delle sue dichiarazioni a verbale che inquietano ambienti eccellenti del sistema giudiziario romano e milanese.

In sintesi, esisterebbe una loggia segreta a cui sarebbero iscritti magistrati e alti ufficiali della Guardia di Finanza. Non a scopi benefici.

Di sicuro, circola un verbale, pervenuto in modo funambolesco alle redazioni di alcuni giornali, che accredita le dichiarazioni di Amara. Con nomi e dati, di cui la Procura della Repubblica di Perugia, competente per le indagini sui magistrati romani, ha valutato l’attendibilità, quanto meno ai fini dell’iscrizione dell’ipotesi di reato. Il primo passo per fare indagini a carico di qualcuno nel rispetto della legge.

La vicenda non scaturisce direttamente dall’ormai famoso libro di Sallusti e Palamara, ma ha molto a che fare con il “sistema” descritto nel libro.

Non sembra una vicenda destinata a concludersi molto presto. Se le indagini non si limiteranno ad assumere le deposizioni a discolpa delle persone finora coinvolte, ma entreranno nel merito delle cose fatte o non fatte, sulla base dei fascicoli giudiziari, dei provvedimenti emessi o mancati.

Per rispetto della moglie di Cesare, che non deve solo essere onesta. Deve anche apparire onesta e, quindi, non deve temere di stendere le lenzuola in pubblico.     

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