Summit riservato Draghi Meloni


Giorgia Meloni ha passato un’ora a tu per tu con Draghi, nella sua dichiarazione alla stampa, a parlare di riaperture. Non ci crediamo. Non se ne abbia a male.

Mentre crediamo che abbia parlato con l’illustre interlocutore di prospettive e di piani d’azione. Verificabili, reciprocamente. Da qui alle elezioni presidenziali e da allora alle elezioni politiche.

Se le cose stanno così, Giorgia ha fatto benissimo a dire la sua. E Draghi a replicare. Immaginiamo, a tono. L’azione, però, è un’altra questione, che soffre di tante variabili, molte delle quali impazziscono. Inaspettatamente.

Il segnale lo ha lanciato Galli della Loggia, che dalle pagine del Corriere ha invitato la Meloni a scordarsi della candidatura di Michetti, definito – senza spiegazioni – “dabbenuomo un po’ arruffapopolo, un po’ traffichino”. Suggerendole, invece, di rivolgersi al milieu di intellettuali organici che infestano da tanti, troppi anni la società, l’università e la politica italiana. Con una spocchia insopportabile.

Ricordiamo che molti di questi, alcuni già famosi, altri diventati famosi da allora, hanno firmato sull’Espresso la denuncia completamente inventata contro il commissario Calabresi, che di lì a poco venne assassinato.

Galli della Loggia fa una descrizione esatta di questo ambiente, che ha catturato la politica per i propri, non sempre nobili, fini. Ne parleremo ancora. Anche perché Galli della Loggia potrebbe avere parlato a suocera perché nuora intenda. Rivolgendosi alla Meloni per lanciare a Draghi lo stesso messaggio.

Draghi, non vorrà veramente mettere mano alla ricostruzione del paese, alla rimodulazione delle risorse, a quella famosa spending review che vale almeno 100 miliardi annui (di “benefit” riconosciuti in tanti immaginifici modi agli intellettuali organici, mantenuti anche nel corso della pandemia) e che non è stata fatta in 10 anni! Malgrado i numerosi tentativi, ultimo dei quali ad opera di Cottarelli.

Ecco, questo potrebbe essere stato un altro motivo dell’incontro Draghi-Meloni. Noi speriamo di sì, loro non lo ammetteranno mai.      

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