Si è rotto il patto sociale


Cosa è lo stato di diritto in parole semplici? Un patto sociale garantito dalla legge. Dalla Costituzione e dalle leggi che le danno vita nel corpo sociale.

Grandi responsabilità ha il ceto dirigente, nelle sue varie articolazioni che corrispondono ai tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Al di sotto, c’è la gente comune, che, nei confronti del ceto dirigente, è protetta dalla legge. Almeno, in teoria.

Perché la pratica della repubblica dimostra un progressivo allontanamento dal rispetto della legge, a carico, ovviamente, della gente comune. Priva della protezione di sistema.

Nei nostri articoli abbiamo trattato, nel corso degli anni, i temi più congeniali al nostro impegno editoriale, mai pensando che potesse essere messo in discussione il diritto alla salute. Perché, se è vero che una persona benestante ha più possibilità di scelta, la persona meno abbiente ha comunque, dalla sua, la sanità pubblica, che è fatta di teste pensanti (le autorità politiche ed esecutive) e di operatori (gli ospedali).

Nell’ultimo anno, gli ospedali hanno retto. Le autorità hanno segnato il passo. Nel frattempo, la gente comune, non garantita da stipendi e avviamenti, si è impoverita di colpo. Il sistema, alla prova dei fatti, non ha retto.

E’ stato spesso evocato il paragone con la guerra. Visto quello che è successo e ancora succede, l’Italia ha perso la guerra con il virus. Ma non tutti in Italia. Come succede regolarmente nelle nazioni in guerra durante la disfatta. Si arricchiscono i borsari neri e gli usurai, mentre il ceto dirigente si mette in salvo con gli argenti di famiglia. Vi dice nulla?

Spesso questi eventi si risolvono in modo drammatico. Il ceto dirigente resiste, non vuole mollare la presa, e continua a fare danni. Non c’è una ricetta per cambiare le cose. Magari ci fosse.

Ma due ingredienti sono necessari: il cambiamento del ceto dirigente e il controllo popolare, attraverso il funzionamento delle leggi nelle varie sedi. Speriamo che Mattarella e Draghi condividano. Sarebbe già una gran cosa.  

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