Referendum giustizia


I quesiti sono stati depositati in Cassazione e presto comincerà la raccolta delle firme. I quesiti finora più divulgati riguardano la responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e requirenti e il funzionamento del CSM.

Promotori dell’iniziativa sono esponenti della Lega e dei Radicali, storici fan dello strumento referendario. I referendum più famosi del passato sono quelli del divorzio e dell’aborto: anni 70 (leggi vigenti), e della responsabilità civile dei magistrati: anno 1987 (legge introdotta ma sostanzialmente inattuata).

Ora, il nuovo tentativo, con il quale la Lega si avvale del marchio radicale e i Radicali, senza Pannella purtroppo in via di estinzione, si avvalgono della forza di trascinamento della Lega.

E’ sicuramente un’operazione politica, accattivante per i promotori, nella prospettiva delle prossime elezioni politiche, perché la giustizia è in crisi profonda; sicuramente meno produttiva di effetto pratico sul funzionamento dei tribunali civili e penali, come in seguito, ad elezioni avvenute, i cittadini scopriranno. E’ un deja vu. 

Perché il malfunzionamento della giustizia non riguarda solo i tempi dei processi, di cui tanto si parla. Ma la qualità dei processi e delle sentenze, di cui poco o niente si dice, soprattutto della giustizia civile.

Perché le sentenze vengono promulgate nel nome del popolo italiano, ma accesso e divulgazione di processi e provvedimenti sono un’altra cosa e non è raro che nelle stanze dei tribunali vengano consumate vere e proprie ingiustizie. In pieno silenzio stampa.     

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