Questa volta prendiamo esempio da Macron


Non siamo mai stati indulgenti con Macron. Ora, dopo il suo discorso su Napoleone agli studenti, dobbiamo prendere atto che Macron dimostra di avere una visione e il coraggio di assumere una posizione di contrasto alla cancel culture.

Che non appartiene al popolo americano, ma al gruppo di comando che vuole distruggere le tradizioni e, con queste, la storia e lo spirito dei popoli. Con il progetto della regressione europea, in cui Sarkozy è cascato in pieno, e dell’accordo spartitorio con la Cina. Che Biden, come Trump, non sembra condividere, a conferma del fatto che in America le tre anime del popolo, dell’amministrazione e della finanza, si confrontano senza concessioni reciproche.

Ricordiamo l’invasione di Capitol Hill il 6 gennaio. Attribuita in prima battuta a Trump, subito dopo discolpato. Mentre il web, sodale della finanza, continua a togliergli la parola.

Macron con il suo discorso ha toccato le corde dei francesi, avendo capito che la lettera dei generali ha colto nel segno, che un popolo non si può angariare per sempre.

Non il popolo francese, non la gran parte dei popoli europei, che si sono combattuti per secoli, senza però distruggere la cultura dell’altro, nel rispetto dello spirito latino e romano che egemonizzava, non calpestava. Quelle cose le hanno fatte altri e, sotto altra forma, continuano a farle.

Napoleone merita il rispetto del popolo italiano, anche se non ha fatto nulla per l’Italia e ne ha disposto come se fosse sua proprietà personale, non solo perché è un grande della storia. Perché ha risvegliato quel sentimento, quella consapevolezza del proprio passato e del proprio valore, che ha portato al Risorgimento e all’Unità d’Italia.

Non sarebbe sbagliato se Mattarella ogni tanto ricordasse i nostri eroi, che siedono con i santi nel Pantheon delle tradizioni nazionali.      

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