Keynes o non più Keynes, ricetta Cofferati in discussione


Sergio Cofferati, già numero uno della Cgil, un mandato come sindaco di Bologna, al secondo mandato come europarlamentare del Pd, ha rilasciato una interessante intervista a Libero su tematiche del passato, suo e del partito, e sulle prospettive del governo Renzi, riservando particolare attenzione al tema del lavoro e della crescita. Piuttosto critico nei confronti del decreto Poletti “che non ha sortito effetti di alcun genere, la crescita della disoccupazione non è nemmeno rallentata”, Cofferati, avendo dichiarato il suo impegno in materia di crisi economica e sociale nella qualità di vicepresidente della commissione europea per il mercato interno, sollecitato dall’intervistatrice, ha chiesto a Renzi “un piano straordinario basato sugli investimenti pubblici, cioè una vera azione keynesiana che sia in grado di dare nuove opportunità di lavoro”, ritenendo che “solo con gli investimenti e con l’aumento dei consumi si può creare, attraverso la crescita della domanda, occupazione”.

La formula della ricetta proposta da Cofferati è quindi “azione keynesiana”, a sostegno di un “piano straordinario per il lavoro”. L’intervistatrice, per brevità o incompetenza specifica, non ha obiettato che la ricetta keynesiana poteva soddisfare mercati ristretti caratterizzati da fabbisogni diffusi negli anni ’30 e ’40 e che l’attuale mercato globale, imposto da protagonisti preparati e dotati in danno di paesi destinati in una prospettiva geopolitica predeterminata ad assolvere ruoli ancillari, richiede altre risorse, anche politiche e militari, a sostegno di visioni monolaterali di lungo termine. E quindi la ricetta Cofferati è entrata nel dibattito come proposta utile a contribuire alla rinascita dell’economia nazionale in ambito politico europeo, che, come è noto, finora ha molto penalizzato le attività di impresa italiane.

Non è certo responsabilità di Cofferati, quanto piuttosto di tutti coloro che lo hanno preceduto in ogni schieramento, ma Cofferati potrà dimostrare onestà intellettuale e politica dibattendo il tema in questione con il Nuovo Mille.

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