Italian Welfare State


Un po’ enfaticamente, usando (appropriatamente) l’espressione inglese Welfare State, Di Maio ha presentato alla stampa il decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni.

Le opposizioni (Forza Italia e Pd), gli avversari umorali del Governo e il Deep State (l’opposizione – non dichiarata – della Pubblica Amministrazione, esistente ed evocata periodicamente da Di Maio con la parola “manine”) hanno rosicato. Diciamolo chiaramente. Dopo avere sperato nello stop europeo, dopo avere tacciato i partiti del Contratto di mendacio e illusionismo, dinanzi alla (temuta) realizzazione del provvedimento che introduce nell’ordinamento italiano il segnale concreto del contrasto alla povertà, gli avversari di ogni tipo hanno parlato.

Per dire “non dura minga, non può durar”, che i conti pubblici ne soffriranno, che comunque il provvedimento è incompleto rispetto alle promesse e che “loro” (il Pd e affini) hanno fatto e farebbero di meglio. Pazzesco. Perfino la Gruber, in un momento di franchezza, ha chiesto a quelli del Pd, una volta il partito teoricamente più impegnato sul versante della socialità, perché non concordino con gli obiettivi del provvedimento. La risposta non è pervenuta.

Noi concordiamo con il contrasto alla povertà, non pensiamo che siano state dedicate risorse impossibili da gestire (abbiamo ancora nelle orecchie le parole del grand commis che definisce quisquiglie i miliardi persi in Monte Paschi) e confidiamo che il provvedimento sia attuato per il meglio.

E aggiungiamo, sull’opposizione, che, così facendo, il Pd finirà per perdere il suo elettorato residuo. Ogni volta che gli “esperti” del Pd parlano, perdono voti.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*