Il ruolo degli avvocati nella giustizia


Negli anni del terrorismo il contributo di sangue degli avvocati non è mancato. I terroristi non volevano la difesa d’ufficio perché non riconoscevano le regole dello stato borghese e hanno minacciato e talora ucciso il difensore assegnato dalla giustizia. I

l caso più noto è quello di Fulvio Croce, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino, assassinato nel 1977. Anziano, dignitoso, coraggioso. Il processo era necessario, la difesa non poteva mancare, esponenti coraggiosi del ceto forense, allora, non si sono tirati indietro.

Hanno rinnovato il giuramento di fedeltà alla legge con il sacrificio della propria persona. Che non viene celebrato come dovrebbe, a dimostrazione del contributo necessario della difesa, sancito dalla costituzione, allo svolgimento del processo, penale e civile.

Ora è giunto il momento che il ceto forense rivendichi il suo ruolo nello stato di diritto e chieda a gran voce che la giustizia funzioni, avendone tutti i mezzi. Nell’interesse della comunità nazionale, oltre che delle persone.

Il libro di Palamara ha portato alla luce uno spaccato di inciviltà giuridica, che suggerisce molto di più e di peggio di quanto sia finora emerso. Perché la corsa alle poltrone? Non soltanto per arrivismo o legittima ambizione di carriera. Con tutto il contorno di compromesso che influenza la libertà di giudizio, già molto complicata.

Una parte della politica ha alzato le barriere all’inchiesta parlamentare, come se le istituzioni democratiche non dovessero indagare anche su sé stesse. Per renderne conto ai cittadini. Gli ordini degli avvocati diano il loro contributo, nel ricordo di Fulvio Croce e di tutti gli avvocati che non si sono tirati indietro.    

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