Il patto di Letta


Il ricordo del patto della crostata di Letta (Gianni) sta sbiadendo. E’ rimasto nel lessico della politica soltanto per via della crostata. Nessuno ricorda quale fosse il patto, che tanto non è stato attuato. Non nell’interesse del paese, almeno.

Nel frattempo, si è presentato Enrico Letta, quasi a prendere il testimone dallo zio Gianni, che propone a sua volta un patto, questa volta per la “ricostruzione”.

A parte l’enfasi, che in politica ogni tanto ci sta, i destinatari o l’oggetto del patto – non si è capito bene – dovrebbero essere i giovani, le donne e il Sud, non meglio identificato. Quindi tutti i meno giovani del Centro e del Nord sono esclusi dalle mire di Letta.

Lo diciamo per ridere, ma non troppo, perché è tempo che i burloni della politica cambino registro. Tra l’altro, Letta non sembra un burlone, casomai uno serioso, un po’ sussiegoso, casomai. Noblesse oblige. Che favorisce alleanze e simpatie.

Il Sole 24 Ore ha già deciso di spendersi per Letta. Senza risparmiare nulla, a lui e ai lettori. Citiamo da un articolo di Emilia Patta: “a Roma non c’è ancora un candidato comune, con il rischio concreto che anche stavolta il Pd dovrà combattere solo, a mani nude, contro un centrodestra almeno formalmente unito”. Ignoravamo che Letta a Parigi avesse appreso il karate e adesso lo voglia applicare nelle elezioni italiane.

Secondo noi, con le sue idee balzane sullo jus soli e sul voto ai giovanissimi, Letta, trascurando completamente l’analisi di quello che è successo in Italia negli ultimi 30 anni e negli ultimi 14 mesi, anche per colpa del Pd e del partito predecessore, andrà a sbattere. Con o senza i Cinque Stelle.

Peccato, perché un partito democratico o progressista o socialista in Italia ci vorrebbe. Per una seria concorrenza politica.     

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