Il dramma del processo


I riflettori si stanno spegnendo sul tentativo di suicidio di Giovanna Boda, la dirigente del Miur indagata dalla Procura di Roma e sottoposta a perquisizione a casa e in ufficio.

Ed è bene che sia così, che l’attenzione spasmodica dell’opinione pubblica si attenui, che i mezzi di informazione tornino al ruolo che gli assegnano la legge e l’economia. Della dirigente pubblica ha parlato a Quarta Repubblica, lodandola, suor Monia Alfieri, da qualche tempo ospite fissa di Porro. Altre voci si sono levate a favore e a carico. Poche sono state equilibrate.

Nessuna, eccetto suor Monia, ha affrontato il tema della spirale autodistruttiva che si innesta nella persona, indagata o imputata, priva di dimestichezza con l’ambiente giudiziario. Ne ha parlato Nunzia De Girolamo, reduce da una lunga vicenda giudiziaria conclusa con assoluzione piena, in termini drammatici, pur essendo avvocata ed ex deputata. Quindi, dotata di ben altri strumenti personali e professionali dell’uomo qualunque.

Speriamo che Giovanna Boda si riprenda completamente e sia in grado di affrontare il processo, se ci sarà processo. Perché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari.

In ogni caso, speriamo che il suo dramma sia messo a fattor comune di pubblico e stampa. Perché la stampa indipendente sia indipendente e si riappropri dell’informazione. Quella vera. Perché cessi il pubblico dileggio della persona indagata. Perché, diciamo con Carnelutti, il processo è già una pena.      

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*