I segreti di Zanda


Con qualche decennio di ritardo, o in concomitanza con qualcosa che ancora non sappiamo, Luigi Zanda, senatore del Pd, molto vicino a Cossiga nel corso del sequestro Moro e negli anni successivi, ha dichiarato, nei giorni scorsi, che il disegno di morte sarebbe da imputare al Kgb dell’epoca. A scopo di destabilizzazione dell’occidente.

La dichiarazione non sarebbe significativa, se non avesse seguito la riflessione di Mattarella sulle “ombre, gli spazi oscuri, le complicità mai chiarite” del terrorismo italiano, che non si è esaurito nelle Brigate Rosse. E se non si fosse risvegliato, nello stesso tempo, anche l’interesse per il dossier Mitrokhin, da ascrivere a sicuro insuccesso dell’inchiesta parlamentare dei primi anni 2000.

Questo periodico risveglio di interesse per la paziente attività di raccolta dati dell’archivista sovietico, noto dalle parti del Tamigi e meno al Pentagono, è quanto meno curioso. Dopo anni di sbeffeggiamento e di disinformazione. A favore di quale segreto? Perché la disinformazione serve a distrarre e quindi a nascondere fatti che, altrimenti, si imporrebbero per lo loro evidenza.

Del dossier Mitrokhin ricordiamo che si disse, tra le altre cose, che sia stato un sgarbo dei servizi inglesi alla Cia, che non aveva nel dopoguerra, in Europa e paesi limitrofi, una rete organizzata come quella inglese, della quale, però, malgrado l’offerta a condizioni di mercato, non si è voluta avvalere. Con ciò, pregiudicandone, nel tempo, l’efficienza e la qualità.

Per tornare alla morte di Moro, siamo convinti, e lo abbiamo scritto varie volte, che la vicenda debba essere inquadrata e che la verità storica e politica ancora non sia emersa. Qualche ulteriore tassello potrebbe venire fuori da un altro fortunoso ritrovamento delle lettere dal carcere non consegnate e custodite, da allora, in chissà quale cassaforte, in chissà quale paese. O da qualche altro intempestivo ricordo.

Di certo, Cossiga sapeva o aveva intuito molto di più della verità giudiziaria, e, quindi, Zanda potrebbe essere depositario di segreti o almeno di rumors meritevoli di approfondimento. A condizione, naturalmente, che si decida a svelarli.     

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