Discriminazione in danno dei cittadini italiani


Si stanno affermando in Italia una prassi amministrativa e perfino una giurisprudenza di favore per gli immigrati. Il caso della mensa scolastica di Lodi, a cui possono accedere soltanto i figli di coloro che attestano lo stato di povertà, lo ha messo drammaticamente in evidenza.

Piazza Pulita, trasmissione di La 7 condotta da Corrado Formigli, ha trattato il caso più volte, ritenendo, forse, di denunciare una discriminazione in danno degli immigrati. Invece, le interviste dei cittadini lodigiani, nativi o immigrati dal Sud negli anni 60 e 70, hanno denunciato la sperequazione di trattamento in danno dei cittadini italiani. Un anziano pensionato dal caratteristico accento siciliano, integrato a prezzo di duri sacrifici nel tessuto locale, ha detto di non avere avuto la casa da nessuno, quando si è trasferito dalla natia Sicilia e che, anzi, l’affitto delle case alla gente del Sud era scoraggiato. Unanime è stato il coro di anziane signore lodigiane, che contribuiscono, con presumibile sacrificio loro e delle famiglie, all’equilibrio dei conti del piccolo Comune alle porte di Milano (ricco di attrazioni artistiche e naturali e celebrato dal Quartetto Cetra nella indimenticabile “Bella Gigogin”).

Nei giorni scorsi due sentenze penali di assoluzione per stato di bisogno, l’una, a Milano, di un pusher, l’altra, a Palermo, di scafisti (che sono, per lo più, esponenti di una organizzata anonima società criminale, come ha rivelato una ricerca dell’Università di Trento), hanno trasferito il dibattito politico nell’ambito giudiziario. Curiosamente, negli stessi giorni, si è vivacizzato il dibattito sul reddito di cittadinanza, che sarà riconosciuto  con gradualità, dall’anno prossimo, ai cittadini meno abbienti o privi di reddito, sostanzialmente in stato di povertà.

Almeno il Pd, in teoria, memore dell’analisi di Violante sulle ragioni della debacle del partito, dovuta all’indifferenza della dirigenza per i diritti sociali, si sarebbe dovuto schierare a favore di una forma transitoria di redistribuzione del reddito, tanto più che la responsabilità prevalente delle attuali disuguaglianze incombe proprio sulla Sinistra (Berlusconi consenziente), da Prodi – D’Alema in poi.

Invece, Martina, ogni volta che parla, si dichiara preoccupatissimo che i conti non tengano (a causa del sostegno ai poveri), ma ignora le sacche – chiamiamole così – di ricchezza, dovute al capitalismo di relazione (espressione edulcorata che sta per abusi e corruzione) e all’ingiustificato trattamento di favore della dirigenza pubblica, a cui Sabino Cassese, periodicamente, si rivolge dalle colonne del Corriere della Sera per fare opposizione al Governo.

Il caso Lodi si è risolto all’italiana. Qualcuno ci ha messo i soldi. Il conto non era modesto, ma non era nemmeno impossibile. Dare da mangiare a qualche milione di poveri non è, però, un’impresa possibile per alcun benefattore privato. Ci deve pensare lo Stato, rimediando ai torti commessi dalla dirigenza politica, incapace o infedele, del passato.

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