Controllo popolare e professionale per la giustizia malata


La crisi della giustizia, esplosa con il caso Palamara e proseguita con la loggia Ungheria, non sembra di prossima soluzione.

Alcuni osservatori sostengono che magistrati e avvocati abbiano perso, di pari passo con la società che ci circonda, il senso del giusto e dell’ingiusto. Non è la nostra idea.

Noi pensiamo che il senso si sia attenuato, ma non sia scomparso, che ceda il passo, nei pensieri dell’operatore del diritto, alle valutazioni di opportunità, personali o di appartenenza, e che venga sospinto nel terreno sconnesso delle giustificazioni, fino a quella principe: “così fan tutti”. Con l’altra ugualmente ricorrente: “se fossi al posto mio, faresti la stessa cosa”.

Noi siamo convinti che magistrati e avvocati abbiano ben presente il senso del giusto e dell’ingiusto, se non altro per il suggerimento, nel terreno contiguo della coscienza morale, che Benedetto Croce discute nel suo breve saggio “Perché non possiamo non dirci cristiani”.

Chi pratica l’attività giudiziaria, da una parte e dall’altra, sa bene, secondo noi, cosa sia il giusto e l’ingiusto. La scelta morale, valoriale, è deliberata.

Un magistrato di Cassazione, Luigi Lombardo,  ha trattato in vari articoli le categorie dei valori che presiedono il giudizio, per argomentare in tema di processo e di motivazione del provvedimento. Quindi, non astrattamente. Anzi, molto concretamente.

E’ venuto, invece, del tutto meno, a nostro avviso, il senso dell’autorità, avulso dalle origini e dalle ragioni valoriali dell’attribuzione di stato, per approdare alla ben diversa regione del potere, e sempre più spesso dell’abuso di potere, che motiva e giustifica le azioni del “gruppo di potere”, in cui convergono le varie funzioni pubbliche e private descritte nel sistema di Palamara. Su questo, Palamara è stato cinico, ma convincente ed esauriente; ha lasciato ben poco all’immaginazione.

Lungi da noi la velleità di sciorinare ricette di pronto impiego. Siamo convinti, però, che il controllo popolare e professionale della giurisdizione, tramite l’accesso istituzionalizzato ai procedimenti e ai provvedimenti, sia un’occasione mancata della Costituzione repubblicana.

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