Il caso Sputtaniamotutti.com


Sputtaniamotutti.com è la pagina politica più diffusa in Italia (e non all’estero, soltanto per banali motivi di idioma), che ha generato sul web oltre un milione di interazioni, grazie alla cura solerte di Francesco Gangemi, muratore calabrese disoccupato e maltrattato dalla cassa integrazione.

A Gangemi il Corriere della Sera ha dedicato un lungo articolo, quasi una pagina, a firma di Federico Fubini, che evidentemente si è ben documentato in materia e ha spiegato al lettore, da par suo, che il messaggio politico deve essere assertivo, lapidario, per raccogliere i “mi piace” della rete. Quindi, non se la prendano Beppe Grillo, Marco Travaglio e gli altri piacioni del web. Il protagonista assoluto è Gangemi, che non ama l’analisi, ma, dalla sua, ha cervello in zucca, tempo e livore (di solito meritato – bisogna dire – dai destinatari dei suoi strali).

I partiti di opposizione, dice Fubini, senza dire che i partiti di opposizione sono il Pd, Forza Italia e Liberi e Uguali, lo hanno segnalato alla piattaforma di controllo, forse per invidia. E Gangemi che ha fatto? Ha aperto sputtaniamo tutti la vendetta, un’altra dolorosa pagina di post e sassate. Orfini e Martina ancora non hanno reagito (nemmeno Berlusconi). E Gangemi intanto produce.

Noi, che conosciamo le difficoltà della diffusione in rete, siamo stati incuriositi più dall’interesse del Corriere della Sera per Gangemi, che dal suo successo. Fubini ha voluto illustrare un fenomeno di costume? O ha voluto segnalare ai partiti, in vista delle prossime elezioni, un novello spin doctor?

In conclusione dell’articolo è riportato un commento di Gangemi sull’attività di Governo: “L’altro giorno ho scritto sul governo: basta parole, ora i fatti. Ho notato che hanno condiviso in tremila. Riproverò”. Gangemi, insoddisfatto del risultato, essendo abituato ai grandi numeri, evidentemente ignora che una distribuzione di tremila copie è uno zoccolo duro di assoluto interesse per la maggior parte dei fogli di politica in edicola (che godono, però, di rassegne stampa e di finanziamenti pubblici, che vanno a discapito di altre spese pubbliche, magari della sua stessa cassa integrazione).

Se Gangemi vorrà passare dal diktat del post ai 140 caratteri (almeno), dovrà chiedere ospitalità ai giornali, paludati e non. Anche a noi, magari per un confronto tra lui e un valente editorialista del Corriere della Sera.

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