Caso Moro, tradito dal Giuda di turno


Prosegue l’interesse per il caso Moro, testimoniato da libri e articoli di varia fattura. Antonio Iovane ha scritto un breve saggio, interessante e documentato, tutto centrato sulla famosa seduta spiritica da cui uscì il nome Gradoli, senza esito, perché le forze dell’ordine vennero mandate a Gradoli lago e non a Gradoli via, in cui si trovava il carcere di Moro. Curiosamente non perquisito, perché nessuno aprì la porta alla Polizia.

Ma veniamo alla seduta. Iovane fornisce ogni dettaglio e un’interpretazione innovativa. Il suggerimento non sarebbe venuto dalle anime di don Sturzo e di La Pira, ma dagli stessi brigatisti. L’ipotesi francamente non appare convincente.

Molto più attendibile, invece, è l’ipotesi, finora non esaminata, che il suggerimento sia venuto, chissà come, dall’ambiente dello statista. Quello più vicino. Da un Giuda pentito. C’è l’illustre precedente. Se non per 30 denari, per tanti più denari, per carriera, per superbia.

 Non sarebbe stato impossibile, all’epoca, seguire il fil rouge della politica di Moro, delle iniziative e delle interdizioni, che potrebbero avere favorito il progetto criminale del rapimento, o prelevamento, come lui stesso ha scritto in una lettera dal carcere, per spianare la strada a qualcosa e a qualcuno.

Il fatto che non risultino indagini specifiche depone contro le capacità degli investigatori allora impegnati nella ricerca o a favore dell’intelligenza dei depistatori. Moro aveva capito e, per questo, è stato ucciso. Perché non parlasse.    

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