Cara Italia, il pesce puzza dalla testa


L’emergenza sanitaria, gravissima e infausta per migliaia di vite che potevano essere salvate, ha rivelato agli italiani la fragilità del sistema paese e, purtroppo, l’incapacità di reazione della politica e della burocrazia. Che hanno continuato a macinare disastri, a dimostrazione del detto napoletano che o’ pesce fete d’ ’a capa (il pesce puzza dalla testa).

Prima dell’emergenza si vedeva meno. Ma i danni di sistema c’erano. Ora sono soltanto aumentati. Drammaticamente.

Noi sosteniamo, non da oggi, che, nella prassi politica, amministrativa e giudiziaria, manchi un effettivo controllo popolare. E, nei nostri articoli, ne abbiamo offerto ampia dimostrazione. Invocando il principio di sussidiarietà, che consente al semplice cittadino di richiamare all’ordine le autorità, se l’ordine è stato alterato. Ma le autorità spesso si spalleggiano l’un l’altra.

Un altro detto popolare dice che cane non mangia cane. E’ volgare, ma rende l’idea. In sostanza, la società è pervasa di illegalità, piccole e grandi, che si accumulano e, alla lunga, provocano macerie. Non è sempre stato così.

Il sistema – è vero – si è sempre protetto. Ma anche l’espulsione dell’incapace o del ladro e il rimedio fanno (facevano) parte del sistema. Se non altro, per dare l’esempio.

Ora questa regola è saltata. Il muro di gomma ha prevalso. E ha invaso anche il mondo ovattato della giustizia. Che non fa eccezione. Palamara docet.

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