Striscia di Gaza, Vespa ci ha provato


Scoop mancato di Vespa. Peccato. L’invito degli ambasciatori israeliano e palestinese a Porta a Porta è sembrato, a tutta prima, una genialata di Vespa, e la conferma che la terza camera funziona meglio delle altre due.

Così, però, non è stato. Perché i due ospiti si sono sottratti all’invito, più volte ribadito da Vespa, di parlare dei fondamentali. Del riconoscimento reciproco e della prospettiva di due stati indipendenti, invece di chi ha cominciato per primo l’attacco e di chi è stato più cattivo dell’altro.

I due non lo hanno ascoltato, hanno seguito il proprio mood antagonista e non si sono insultati a vicenda perché Vespa è stato bravo a chiudere il collegamento in tempo, se no lo avrebbero fatto volentieri.

Dimostrando per l’ennesima volta che quella striscia sul mare, la striscia di Gaza, apparentemente insignificante, in realtà vale molto. In funzione di fattori che non si esauriscono nei valori dichiarati dalle parti in conflitto.

La diplomatica palestinese non si è lasciata mettere all’angolo del rapporto con Hamas. Il diplomatico israeliano è stato granitico, come vuole il governo che rappresenta.

Non vogliamo essere profeti di sventura, ma la tregua armata non potrà durare, se i protagonisti della nuova espansione in atto nel Mediterraneo non cesseranno di soffiare sul fuoco. Trovando gioco facile in quella striscia sul mare.

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