Referendum: ipotesi di retroscena nei rapporti Italia-USA


John Phillips, ambasciatore americano a Roma, ha dichiarato che la vittoria del No al referendum sulle riforme costituzionali potrebbe disincentivare gli investimenti esteri in Italia e subito si è scatenata la tempesta delle polemiche. Dalle prerogative lese di sovranità e di indipendenza del Paese, che dal 1945 in poi non è mai stato indipendente, giù per li rami, fino al sospetto della gufata in danno del Premier.

Il direttore del giornale Linkiesta, Francesco Cancellato, ha firmato un pezzo con il titolo: “È ufficiale: gli americani vogliono far perdere il referendum a Renzi”. Il collega Cancellato sostiene che, alla cena in programma nella seconda metà di ottobre tra Renzi e Obama, “verrà servita un’altra polpetta avvelenata, sotto forma di esplicito sostegno alle ragioni del Sì”. E continua dicendo forse (ndr. Renzi) doveva chiedere ai suoi amici americani di farsi i fatti loro. Ammesso che siano suoi amici, a questo punto. Il dubbio viene”.

Anche alla Redazione del NuovoMille.it è venuto qualche dubbio. A cominciare dalla valutazione contenuta all’inizio dell’articolo dell’Linkiesta, che “ … in cuor loro (ndr. gli americani) sperassero che vincessero i brexiters al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea”. In realtà gli USA hanno sempre voluto un’Europa alleata, ma solida e compatta negli ambiti che si sono succeduti dai primi trattati comunitari all’Unione Europea.

Nel dopoguerra, il piano Marshall ha contribuito alla ricostruzione e tutte le amministrazioni non hanno lesinato risorse per arginare le pressioni del fronte Sovietico sui Paesi più esposti, tra cui l’Italia. L’attuale impegno americano è destinato al contrasto del terrorismo e alla stabilizzazione del Medio Oriente. La dialettica è connaturata alle visioni politiche di Paesi alleati, diverse e talvolta divergenti sui tempi e sui modi del perseguimento degli obiettivi comuni. Ma chiunque pensi che gli americani abbiano il recondito obiettivo di scompattare l’Europa, con Israele la migliore loro alleata, anche per necessità geopolitica, ha deciso di sposare una tesi ardita e difficilmente credibile.

La fondazione di Henry Kissinger ritiene, nello studio sulle prospettive di un nuovo ordine mondiale, che la materia debba essere molto approfondita. Ma questo non significa che gli Stati Uniti non sappiano dove e come mettere le mani nelle vicende della politica estera e, men che meno, che gufino alle spalle di Renzi, la cui credibilità personale in Europa, così come in America, è in deciso aumento.

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