Levelling up UK


Boris Johnson si è impegnato con i cittadini britannici, nel corso della campagna elettorale, a ridurre le distanze tra i ceti sociali e i territori, così “uguagliando e unendo” il paese.

In effetti, ha nominato un consulente speciale con questa funzione e nei giorni scorsi ha rinnovato l’impegno con un discorso, che, in realtà, non è stato apprezzato dall’uditorio. Non solo perché Bojo si è impappinato. Può capitare a tutti, anche ai grandi della terra.

Soprattutto perché non è apparso credibile nella formulazione del programma e nell’individuazione delle risorse necessarie. Che servono in misura massiccia, per superare il divario enorme che divide Londra e i dintorni, in sostanza il sud-est del paese, dal centro e dal nord.

A Londra c’è ancora una concentrazione di attività economiche che, presto, a causa della Brexit, saranno dirottate altrove. Quindi, in effetti, Londra rischia di impoverire e il livellamento delle distanze sociali potrebbe avvenire verso il basso.

L’errore dell’uscita dall’Unione Europea, che è anche responsabilità di Johnson, si rivela ogni giorno più grave di quanto sia sembrato a tutta prima. Perché le vecchie attività si riducono e scompaiono e le nuove (sperate) non arrivano.

Oltre tutto, la Gran Bretagna ha perso notevole appeal industriale, a favore delle nuove economie mondiali e l’impero che, nel dopoguerra, ha finanziato il programma di welfare del piano Beveridge non esiste più, se non negli emblemi della corona.

L’analisi potrebbe essere anche più severa, con grande rammarico di chi scrive, che nei confronti della Gran Bretagna coltiva antichi legami affettivi e ha tifato per il Remain, non per la Brexit. Se Bojo vuole rimanere in sella, deve tentare un deciso revirement della politica estera ed economica britannica. 

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