La Turchia 100 anni dopo Ataturk


Ataturk è stato l’artefice del processo di modernizzazione della Turchia negli anni 20 del secolo scorso. Guardando ad occidente. Ispirandosi al modello nazionale europeo. Laico e relativamente democratico, per quei tempi.

Ataturk, verosimilmente maestro massone, ha liberato le donne dal velo e gli uomini dal fez, ha favorito l’integrazione dell’esercito con il popolo e, pur coltivando i rapporti con i paesi vicini, ha impresso un’accelerazione al processo di avvicinamento della Turchia all’Europa.

Perché l’Europa era, allora, pur nella varietà di composizione degli stati nazionali, gigante politico, militare ed economico. Era il centro del mondo. Erdogan sta facendo, ora, la politica inversa.

Ha reintrodotto il velo, ridotto le libertà femminili, guarda con intenzione all’Islam, ridicolizza, se può e quando può, i rappresentanti delle istituzioni europee e degli stati europei. Ursula von der Layen ne ha fatto le spese. Michel ne è uscito malissimo e farebbe bene a dimettersi, per non accreditare la diceria che farebbe di tutto pur di rimanere inchiodato alla poltrona.

Draghi, che ha definito Erdogan dittatore, segnando un punto a favore dell’Italia e di sé stesso, ha incassato la risposta piccata di Erdogan sulle cattive maniere.

I lavori del nuovo canale turco che metterà in comunicazione il Mar Nero con il Mediterraneo dovrebbero iniziare a breve e già questo è considerato uno sgarro di politica estera.

Il processo di allontanamento della Turchia dall’Europa è segnato e non è reversibile. Non a breve. Perché dietro allo sberleffo alla von der Layen (che non ha dimostrato nel ruolo una grande verve politica, diciamo la verità) ci sono gli appetiti medio-orientali ed orientali sull’Europa, che rischia di diventare una espressione geografica.       

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*