La linea rossa di Putin


Putin ha parlato al parlamento russo per avvisare l’intera comunità internazionale, non soltanto i paesi occidentali, come per lo più hanno titolato i giornali italiani, che c’è una linea rossa invalicabile e che lui si riserva di volta in volta di decidere quale sia.

La linea non dovrà essere superata e nemmeno insidiata. Perché la risposta sarebbe asimmetrica (quindi non proporzionale), rapida e potente. Come il colpo di arresto di un’arma micidiale.

Possiamo immaginare che il discorso di Putin sia piaciuto ai russi e molto meno ai rappresentanti dei paesi a cui è stato rivolto, a est e a ovest. L’attenzione dei media si è generalmente focalizzata sull’Ucraina, che da tempo è questione irrisolta dei rapporti russi con la Nato e con l’Europa. Il giardino di casa non può essere occupato, nella visione di Putin, da vicini ingombranti, che, per prima cosa tenderebbero a ridurre l’influenza della popolazione russofona.

Noi, invece, pensiamo che Putin abbia parlato, sì, di Ucraina, ma si sia rivolto, oltre che agli Stati Uniti, alla Cina e alla Turchia, apparentemente neutrali o simpatizzanti, per dire che i confini immateriali, non sono meno importanti di quelli materiali e non devono costituire oggetto di insidia, nemmeno a lungo termine.

L’ampiezza territoriale è stata sempre la migliore difesa degli interessi russi prima e sovietici poi. A cui molto è stato sacrificato dai governi sovietici, ad esempio con la guerra in Afghanistan, che, insieme con le guerre stellari, ha consunto il già magro bilancio sovietico.

Ora, i confini sono cambiati e Putin ha dimostrato di avere una visione più ampia dei suoi predecessori.

Dagli anni 90 del secolo scorso, i confini sono commerciali, scientifici e informativi, tecnici e umani. E Putin non ci sta ad essere messo nell’angoletto – si fa per dire naturalmente – dell’Europa orientale, maltrattata dagli Stati Uniti e da alcuni paesi Nato, e, per forza di cose, maneggiata con prudenza da Unione Europea e paesi forti europei. Con la risorsa politico – militare dell’enorme estensione territoriale a est di Mosca, che potrebbe rivelarsi una debolezza, se l’equilibrio tra risorse estratte e risorse impiegate non venisse rispettato. Come, al momento, non viene rispettato.

Il conflitto tra poteri in atto negli Stati Uniti, tra amministrazione, finanza e anima popolare insorgente (ora blandita da Biden con la promessa di notevoli investimenti), ha provocato disordine nel Mediterraneo e nel Vicino Medio Oriente, tuttora irrisolto, ma questo non significa che l’America, all’interno e fuori dei confini, possa essere aggredita o minacciata, perché a quel punto le tre anime si compatterebbero sotto la bandiera a stelle e strisce.

A dimostrazione del fatto che la linea rossa non è un’esclusiva di Putin e che, in realtà, di linee rosse, nel mondo, ce n’è più d’una.       

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