Johnson, the party is over


Anche in Inghilterra, non solo in Italia, avvengono cose all’insaputa dei politici interessati. Questa volta è toccato a Boris Johnson, che in pieno lockdown si è trovato coinvolto (per carità, senza accorgersene) in un party assai gremito nel back garden di Downing Street n. 10, la residenza del premier.

La circostanza gli è stata rinfacciata, tra le risate degli astanti, da un membro dell’opposizione in una concitata seduta parlamentare. Johnson attonito non ha potuto fare altro che dichiararsi spiacente.

Il collega dell’opposizione, spietato, a conclusione del suo speech, ha giocato sul doppio senso dell’espressione “the party is over” (party come festa e come conclusione del mandato).

Non sembra, a giudicare da qui, che Bojo abbia molte chance di rimanere a lungo nella posizione, per le numerose gaffe che ha accumulato nel corso del mandato e per gli effetti devastanti della Brexit, che gli inglesi ormai imputano più a lui che a Nigel Farage, altro fautore dell’uscita, scomparso saggiamente dall’orizzonte dei ceti più colpiti dalla improvvida campagna di isolamento.

Un tempo, quando c’era la nebbia sulla Manica, gli inglesi dicevano che il continente era isolato. Ora, purtroppo per loro, la Gran Bretagna è sempre più isolata, privata dell’impero economico di un tempo, straziata dagli scandali della politica e dell’economia e, perfino, dalle inclinazioni del principe Andrea, citato in giudizio da una giovane donna che asserisce di avere intrattenuto con lui rapporti sessuali quando era ancora minorenne (lei, non lui).

Ci aspettiamo soltanto che Andrea dichiari di non essersene accorto. O magari, sull’onda di un datato patriottismo, dichiari di averlo fatto, sì, ma nell’interesse della Corona, sostenendo con vigore l’asta della union jack (la bandiera britannica).  

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