Guerra economica tra Cina e Gran Bretagna


Christine Lee, avvocato anglo-cinese residente a Londra, potrebbe essere una spia cinese infiltrata da vari anni nell’establishment britannico. Almeno secondo l’accusa del (meritatamente) famoso MI5, i Servizi Segreti al servizio della Corona.

L’avvocato Lee, traendo vantaggio dal suo ruolo dichiarato di consulente dell’ambasciata cinese e di esperta nelle materie di interesse dei due paesi, ascoltata anche dalle istituzioni inglesi, avrebbe interferito di fatto nella politica interna ed estera britannica.

L’accusa ovviamente dovrà essere dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio, trattandosi di materia penale e di un reato particolarmente infamante, che viene sanzionato con pene severe da tutti gli ordinamenti giuridici. Allo stato non sono noti i dettagli.

Si può pensare che la Lee fosse sotto osservazione da tempo e che l’accusa non sarebbe stata formulata in assenza di elementi meritevoli quanto meno di accertamento giudiziario.

Di certo, dovrà essere provata l’attività illecita sotto il profilo del vantaggio acquisito dalle controparti cinesi negli scambi anche formalmente legali, oltre alle eventuali sottrazioni di tecnologia protetta e all’approntamento di condizioni politiche e commerciali, strutturalmente sbilanciate in favore della Cina (e in danno della Gran Bretagna).

E’ un episodio ascrivibile alla guerra economica in corso tra i protagonisti di prima e seconda linea della geopolitica, nella versione lawfare, su cui torneremo presto.      

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