Giappone e Corea del Sud una leadership necessaria


Il fermento economico, politico ed internazionale che sta coinvolgendo il contesto Asiatico è ormai prossimo a raggiungere importanti cambiamenti, anche in termini di sicurezza globale.

Tra il 2019 ed il 2020, l’area transpacifica è stata oggetto di tantissimi accordi internazionali, quasi tutti in ambito economico, commerciale, finanziario e digitale, smuovendo interessi al pari degli assetti occidentali.

Le principali mosse sono state condotte dagli USA, che hanno spostato la maggior parte dei contingenti esteri in Asia, risultando lampante anche dalla mappa rilasciata dal Dipartimento di Difesa americano.

In tutto questo fermento, però, ci sono due attori che volutamente stanno mantenendo un cosiddetto “low-profile”, Corea del Sud e Giappone, che hanno iniziato ad operare con strategie molto ben occultate già durante il 2020, in piena pandemia COVID-19, quando anche le notizie sanitarie provenienti dai due Paesi erano pressoché centellinate, spesso controverse ma comunque in chiave positiva. Una strategia ottimale per mantenere bassi i riflettori degli osservatori esteri e blindare la reputazione.

Adesso, però, le due nazioni dell’Oriente più estremo cercano di imporsi tra i “decision maker” dell’area trans-pacifica, avviando operazioni economiche e militari, con la speranza di poter finalmente riscattare l’antica reputazione di grandi potenze (specialmente per il Giappone).

Anche se è chiaro che per la Corea del Sud gli spazi di manovra – per il momento – saranno poco “flessibili” a causa della stretta collaborazione USA e della costante crisi con la Corea del Nord, e che, pertanto, saranno limitati ad un braccio di ferro nel mercato tecnologico ed infrastrutturale nel Mar Cinese Orientale, lo stesso non potrà dirsi per il Giappone.

Un recente studio del Centre for Security Studies del Politecnico Federale di Zurigo (ETH Zürich), dimostra come il Paese del Sol Levante stia svolgendo un ruolo chiave nelle operazioni economico-politiche anche occidentali nel contesto asiatico, sfruttando a suo vantaggio la partnership con gli Stati Uniti, con la speranza di ottenere una leadership che ha mantenuto per secoli, fino agli anni ’50 del ‘900.

I cambiamenti principali sono in termini militari ed economici. Vediamoli nel dettaglio.

Lentamente le forze di difesa nipponiche si stanno tramutando in un vero e proprio esercito convenzionale. I vincoli imposti dopo la Seconda Guerra Mondiale per cui il Giappone non può detenere delle Forze Armate ma solo una struttura di difesa interna sono ormai allentati. Questa tendenza è stata confermata dal “via libera” al programma per lo sviluppo di missili balistici “ipersonici”, dalla crescita della forza aerea e navale fino al primo decollo di un’areo (un F-35) da una “portaerei”, un evento che non accadeva dal 1945.

Queste aperture sono giustificate anche dal fatto che il Giappone è la potenza Orientale più legata all’Occidente, dimostrandosi l’avamposto migliore per gli USA (una situazione molto simile si è vista negli anni 1960-2000 dove, al posto del Giappone, la sentinella era Israele).

Dal punto di vista economico Tokyo, però, ha ben compreso il declino che sta colpendo gli USA sul piano internazionale e, proprio per questo, ha costruito e concluso molti accordi economico-cooperativi multilaterali non solo in ottica ASEAN (vedi grafico), ma anche con partner di altri continenti, in particolare l’Europa (Germania, Italia e Francia).

Tale trend giustifica anche le numerose aziende nipponiche che operano all’estero (come la Hitachi e tante altre), che svolgono il compito anche di braccio operativo per l’interesse nazionale – in ottica di Intelligence Economica – in quanto, spesso, vengono impiegate come strumenti di raccolta di informazioni economico-finanziarie ed industriali nel mondo, così da implementare la competitività nazionale interna al Giappone.

L’analisi del CSS dell’ETH di Zurigo, quindi, conferma il rafforzamento di una potenza che da più di 70 anni cerca il riscatto e che finalmente ha l’occasione di diventare un campione capace di contrastare autonomamente almeno a livello economico la Cina, al punto di entrare in un nuovo ordine economico con Australia e Nuova Zelanda (e, così facendo, l’UK vedrà ancor di più rafforzato lo slogan del premier Johnson “Global Britain”).

Questo assetto, sottolineiamo, gioverà anche all’Occidente, in quanto il Giappone impegnerà le forze di Pechino di più in Asia allentando la morsa in Occidente (tanto in termini economici, quanto militari). Starà poi ad Europa e USA cogliere l’opportunità e fare ulteriore pressing in Oriente ed Africa (ridimensionando la presenza cinese).

L’analisi completa del CSS è visionabile al seguente link:https://css.ethz.ch/content/dam/ethz/special-interest/gess/cis/center-for-securities-studies/pdfs/ST2021-05-LM.pdf

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