Germania in fumo


Semaforo verde per la cannabis in Germania. E’ uno degli effetti del governo semaforo (dai colori dei tre partiti), non il migliore, secondo noi. Insieme ad una asserita uscita dal carbone nel 2030 (tutta da vedere) e ad una rinnovata politica di bilancio (che significa riduzione del debito pubblico da parte degli stati, tra cui l’Italia, che più ne hanno bisogno).

Aridatece” la Merkel, verrebbe da dire. Anche se è ancora presto, sia per la tenuta del nuovo governo tedesco, sia per il successo della politica economica interna, rivista e corretta.

Sembra che il tema della produzione industriale non sia stato affrontato in sede di negoziato tra i partiti della coalizione. I quali sanno benissimo che la ripresa della produzione non potrà passare soltanto per la ripresa della domanda interna e che i paesi dell’Unione potranno tornare a consumare tedesco a condizione che l’economia sia espansiva per tutti.

Il che significa equilibrio tra debito, produzione e consumi. E quindi maggiore coesione e maggiore mediazione tra gli stati membri. Con una nuova raggiunta unità di intenti, che non possono essere dettati né da velleità, né da egoismi.

Le banche dell’Unione non hanno colto negli anni scorsi l’opportunità del whatever it takes di Draghi, diciamolo chiaramente, e gli scossoni della pandemia comportano, in Europa, un riallineamento di domanda e offerta, che, per la prima volta nella storia, si confronta con le politiche egemoniche di Cina e India e con la disperata volontà degli Stati Uniti di rimanere lo stato guida senza averne più i numeri.

In sostanza, il programma di governo della coalizione tripartitica soffre dell’esigenza di dimostrare ai tre elettorati, diversissimi tra loro, che non hanno sbagliato a votare verdi e liberali, e di una singolare caduta della visione politica globale.  

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