Francia, l’ora dei generali


La lettera dei generali francesi a difesa della patria non è piaciuta alla ministra Florence Parly, che ha minacciato ritorsioni.

Marine Le Pen, invece, ha provato a cavalcare la protesta, ma è stata prontamente accusata dai militari promotori di assoluta ignoranza del mondo militare. E di ciò che ruota intorno all’armée, aggiungiamo noi.

La protesta dei generali prende di mira la cultura di un certo “antirazzismo”, che, in realtà, nella motivazione dell’iniziativa, vorrebbe distruggere la tradizione del popolo francese. Che è fatta di cristianità, riconosciuta, sia pure a loro modo, da Carlo Magno e Napoleone, che si fecero incoronare dal Papa. E dei principi della rivoluzione francese, inoculati in tutte le costituzioni del mondo libero. Principio primo, la libertà, oggi seriamente compromessa. Non solo dal coprifuoco.

Macron farebbe bene a non sottovalutare la lettera dei generali, che è un segnale di insofferenza e un’allerta alle società borghesi europee, minacciate a casa loro e, ora, messe pure a stecchetto.

Ricordiamo che i militari francesi hanno dato del filo da torcere a vari presidenti, De Gaulle compreso, che pure era stato uno di loro, e hanno organizzato in Europa, all’epoca dell’ “Algeria francese”, un network operativo di primissimo piano.

Si dice, carte alla mano, anche con pezzi dell’esecutivo in Italia. Tramite funzionari del famoso ufficio affari riservati diretto da Federico Umberto D’Amato, che ha avuto, dal dopoguerra almeno fino agli anni 90, un notevole peso su molte intricate vicende di storia patria.

Per dire che, se hanno deciso di uscire all’aperto, i generali francesi avranno curato un minimo di preparazione, intendenza compresa. Che, oggi, lascia tracce molto più di un tempo. E se non succede nulla nei prossimi giorni, si può scommettere che il fenomeno non è destinato a durare lo spazio di un mattino.   

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*