Asse Italia-Francia, una strategia concreta


Il cielo di Roma si è tinto di una tonalità insolita, grazie al passaggio in volo delle Frecce Tricolori assieme alle omonime francesi (“Patrouille de France”), che hanno celebrato i 12 articoli del recentissimo Trattato, denominato in via informale il “Trattato del Quirinale”, siglato tra Italia e Francia.

Una svolta importantissima che suggella un’alleanza molto poliedrica e, per certi, versi superiore anche all’UE dal momento che tra gli obiettivi vi sarà anche quello di aumentare il rafforzamento e la leadership della stessa Unione Europea.

La firma è avvenuta a seguito di un incontro programmato tra Macron e Draghi, anche se prima il premier francese ha incontrato il Presidente Mattarella, un atto “formale” nei confronti di chi era riuscito a mantenere alti i bilateralismi anche quando Roma e Parigi erano cadute in una angusta crisi diplomatica.

Alla firma erano presenti due delegazioni corpose, per l’Italia Luigi Di Maio (Esteri), Luciana Lamorgese (Interno), Lorenzo Guerini (Difesa), Daniele Franco (Economia), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), mentre il premier Macron era accompagnato da Jean-Yves Le Drian (Esteri), Bruno Le Maire (Economia), Florence Parly (Difesa), Gerald Darmanin (Interno).

Nel decalogo del Trattato ci sono davvero molti punti, tra cui la gestione della sicurezza e sviluppo nel Mediterraneo ed in Africa, il digitale, la cultura e la cooperazione in ambito economico, spaziale, nonché tematiche riguardanti il volontariato ed il sociale.

Il documento prevede anche la creazione di un’unita organizzativo-operativa italo-francese per aumentare la capacità delle rispettive forze dell’ordine e la sicurezza nazionale, per perseguire obiettivi comuni, gestire i grandi eventi nonché il coordinamento di missioni estere militari, diplomatiche ed economiche.

Oltretutto il Premier Draghi, dopo la negoziazione del Trattato, ha chiesto l’aggiunta dell’articolo n.13 con cui si specifica che ogni 3 mesi sia presente un ministro della Francia durante la riunione del CdM ed un ministro italiano alla riunione del Governo francese (esattamente come accade con la Germania). I ministri francesi presenti per ora non hanno opposto ostacoli.

Ma dal punto di vista di cooperazione pubblico-privata, si è fatto un vero passo avanti, con la costituzione di un Forum di concertazione economica e cooperazione industriale (e relativi investimenti).

L’intento è quello di implementare i rapporti tra Cassa Depositi e Prestiti e la Caisse des dépôts et consignation e la Banque publique d’investissement, così da garantire un percorso strutturato anche tra la nostra Confindustria e la francese Medef, dal momento che duemila aziende italiane operano nei territori di Parigi con investimenti in circa 2500 aziende francofone.

Tutto ciò gioverà molto anche all’Intelligence Economica di entrambi i Paesi. La Francia ottiene così l’opportunità di perfezionare maggiormente il proprio assetto strategico ed operativo già esistente, mentre l’Italia avrà l’opportunità di delineare e portare a compimento (si spera) la costruzione di una vera Intelligence Economica.

Il Tratto è altresì significativo perché fa capire come i multilateralismi stiano sempre di più cambiando, soprattutto in Occidente, dove la Francia ha da qualche tempo – vedasi la questione AUKUS – tensioni un po’ con tutti (da questo momento non più con l’Italia).

Con ciò si decreta un lento declino dell’idea di un blocco unico in Europa e la nascita di un territorio – ovviamente rientrante sotto la competenza dell’Unione – dentro cui si formano lentamente nuove alleanze sia tra gli stessi Paesi europei sia con stati Stati esterni all’UE.

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