Afghanistan, NATO ed USA ritirano le truppe


Il Presidente USA Joe Biden, in una conferenza stampa rilasciata dalla Casa Bianca, ha annunciato il ritiro delle truppe americane e NATO a partire dal 1 maggio 2021.

Biden, nel suo comunicato ha dichiarato che “E’ ora di porre fine a questa guerra e che gli afghani solamente hanno il diritto e la responsabilità di guidare il loro Paese. Gli Usa hanno raggiunto il loro obiettivo in Afghanistan quando il leader di al-Qaida Osama bin Laden fu ucciso da un commando americano” circa 10 anni fa (dopo un’azione in incognito in territorio Pakistano, denominata Operation Neptune Spear), sottolineando ai leader talebani di mantenere fede agli impegni che si sono assunti per contrastare il proliferare del terrorismo e che gli USA vigileranno sul loro operato.

La Casa Bianca fa sapere che il ritiro è stato discusso e condiviso da tutto il contingente NATO (tra cui l’Italia) e che non avverrà in modo precipitoso ma graduale, così da consentire alle istituzioni locali (specialmente di pubblica sicurezza) la possibilità di prendere il totale controllo territoriale ed infrastrutturale, limitando il più possibile l’insorgenza di malumori ed insurrezioni popolari.

Gli ultimi uomini, mezzi e la logistica dell’operazione lasceranno il Paese entro il mese di settembre 2021. L’Alto Comando NATO ha anche precisato che “qualsiasi attacco talebano contro le truppe alleate durante questo ritiro riceverà una risposta energica”.

La notizia del ritiro del contingente è di poche ore fa, ma ha subito suscitato molte perplessità, specialmente tra gli esperti che si occupano del controllo geopolitico in aree come l’Afghanistan, sostenendo che tale scelta potrebbe vanificare gli sforzi delle altre missioni di contrasto al terrorismo di tipo jihadista, come – ad esempio – la missione Takuba in Sahel (che è anche la prima missione estera per il Governo Draghi).

All’infuori di questioni geopolitiche, l’Afghanistan ha creato importanti link sia con i paesi confinanti che con l’occidente europeo, garantendo sviluppi economici ad operatori esteri e ricchi di know-how essenziale per il Paese, come l’energia rinnovabile, l’industria specializzata e lo sviluppo di infrastrutture civili e tecnologiche.

L’Italia – che vedrà rientrare le truppe nei prossimi mesi – durante tutto il periodo di questa missione ha cooperato molto con l’Afghanistan, specialmente dal punto di vista dello sviluppo delle risorse umane essenziali alla sicurezza afgana. Numerosi sono stati gli studenti accolti in Italia come i cadetti (tra cui alcune donne) inseriti nei corsi delle Accademie Militari, con l’obiettivo di formare una classe dirigente ed operativa ben strutturata e capace di far fronte alle sfide future (e presenti) dell’Afghanistan.

Il punto cruciale adesso sarà lasciare il paese in grado di autocontrollarsi e gestirsi negli anni futuri, ma sicuramente non mancheranno le partecipazioni internazionali a supporto dello sviluppo dei progetti di Kabul.

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