domenica, Luglio 21, 2024
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Perché si dice “lacrime di coccodrillo”: un detto radicato nel linguaggio comune

Il modo di dire “piangere lacrime di coccodrillo” è un’espressione comunemente utilizzata per descrivere coloro che fingono di provare dispiacere o pentimento, quando in realtà sono del tutto indifferenti o persino compiaciuti del danno che hanno causato. Questo detto viene anche utilizzato nel caso in cui la persona stessa subisca le conseguenze negative del proprio comportamento, sottintendendo che avrebbe dovuto prevederle.

Lacrime di coccodrillo: le origini del detto

L’origine di questa locuzione risale all’antica Grecia, in particolare alla tradizione ateniese che identificava gli abitanti di Megara come falsi e ipocriti. La metafora delle “lacrime megaresi” si rifaceva al comportamento di queste persone considerate traditrici e sfacciatamente ipocrite.

Tuttavia, la radice di questo modo di dire può essere ancora più antica, risalente ai miti legati ai coccodrilli. Secondo alcune versioni di questi miti, i coccodrilli potrebbero versare lacrime dopo aver ucciso le loro prede o, addirittura, dopo aver divorato i propri piccoli. La credenza popolare sostiene che queste lacrime siano segni di rimorso e pentimento. È interessante notare che vari miti di diverse culture antiche includono racconti simili sui coccodrilli che piangono.

Perché i coccodrilli lacrimano: un fatto fisiologico

Tuttavia, è importante sottolineare la verità dietro questa credenza. Dal punto di vista scientifico, i coccodrilli lacrimano per ragioni fisiologiche del tutto diverse dal pentimento. Le loro lacrime hanno uno scopo puramente fisiologico, come pulire e lubrificare gli occhi, facilitando il movimento delle palpebre sott’acqua e espellendo i sali che si accumulano nel loro organismo in assenza di un sistema di sudorazione. Le lacrime del coccodrillo sono il risultato di un meccanismo biologico, non di un vero e proprio senso di rimorso o dolore.

Quindi, l’espressione “piangere lacrime di coccodrillo” è radicata nel linguaggio comune per descrivere comportamenti ipocriti o per rimarcare la mancanza di autentico pentimento, ma non deve essere intesa letteralmente. Questo modo di dire continua ad essere utilizzato per descrivere situazioni in cui le persone fingono di essere colpite da un evento quando, in realtà, non ne provano alcun autentico sentimento.

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