Una gaffe di Schauble che merita risposta


Wolfgang Schauble è presidente del Bundestag, non ha più la responsabilità delle finanze tedesche, ed è, tuttavia, un autorevole ed ascoltato esponente dell’establishment economico e finanziario tedesco.

Per questo il suo articolo a tutta pagina, pubblicato dal Sole 24 Ore con il titolo “La disciplina di bilancio è l’unico vaccino in grado di scongiurare la pandemia del debito”, si deve considerare un avvertimento, spiacevole e insidioso. Per il momento in cui viene pronunciato e per la sede in cui ha trovato accoglienza, senza contraddittorio e alcuna decifrazione.

Per l’Italia la prospettiva, auspicata da Schauble, che il controllo politico del problema del debito sia affidato al Consiglio degli esperti economici della Germania, costituisce un vero e proprio rischio di destabilizzazione del sistema economico e sociale, oltre che un arretramento di civiltà, tendente a favorire, in concreto, altri interessi non dichiarati.

Schauble non si è limitato ad esprimere la sua opinione: ha introdotto il tema della cosiddetta politica di bilancio, cara a lui ed ai suoi, con dati, in parte inconferenti, in parte acquisiti, trattati e risolti in sede europea, ha offerto l’esempio, a dir poco risibile, del modello “virtuoso” di Alexander Hamilton (primo ministro del Tesoro americano, anno 1792), e ha sollecitato l’attenzione, se non l’adesione di Draghi, al suo avvertimento, in base a precedenti scambi di opinioni sulla politica fiscale degli stati membri. Prima della pandemia.

Schauble ammanta la sua esposizione di preoccupazione per la coesione sociale, ma ricorda a Draghi, con discutibile garbo istituzionale, l’ampliamento della base monetaria nel corso dei suoi anni alla Bce, e sottace del tutto gli effetti che, oggi, la ricetta tedesca della riduzione della moneta e dell’abdicazione al corretto dosaggio di stato e mercato, nella situazione contingente, produrrebbe alle imprese italiane meno capitalizzate, cioè la grande maggioranza. Almeno finché non venga rivisto ed emendato il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro favorito da Ciampi e Andreatta nel 1981.

Ci auguriamo che l’avvertimento di Schauble non sia sottovalutato dalla Confindustria, che alla scortesia istituzionale di Schauble il governo Draghi risponda quanto prima, ricordando che la materia è stata a lungo trattata nei mesi scorsi e che ora l’accordo è in fase di esecuzione, e che la stampa libera prenda posizione a favore degli interessi nazionali, nel rispetto degli accordi e nell’ambito del processo di integrazione dell’Unione Europea.    

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