Rcs Blackstone, risparmiatori ignorati


Gli arbitri, a maggioranza, due su tre, hanno dato torto a Rcs e ragione a Blackstone sulla vendita del magnifico complesso immobiliare di via Solferino, a Milano, la storica sede del Corriere della Sera.

Ma il lodo, appena uscito, non pone termine alla lite. Che potrebbe proseguire a New York ad iniziativa del fondo e, in ipotesi, a Milano.

A New York, perché il fondo sostiene di essere stato danneggiato gravemente da Rcs e Cairo, non avendo potuto vendere il complesso a causa della lite. A Milano, perché Rcs si potrebbe rivolgere all’autorità giudiziaria per ribaltare la decisione degli arbitri. Riassumiamo brevemente i fatti e poi li commentiamo.

Rcs si trovava, nel 2013, in stato di difficoltà economiche e finanziarie, e i precedenti soci di controllo decisero di vendere la prestigiosa sede del giornale. Per 120 milioni a Blackstone. In seguito, come è noto, il controllo è stato acquistato da Cairo, che ha contestato la vendita.

Blackstone, nella versione di Cairo, si sarebbe approfittata dello stato di crisi di Rcs, per strappare condizioni di eccessivo favore, definite negli atti di causa, senza tanti complimenti, usurarie. Il lodo si sofferma a lungo sulla questione dell’usura, che costituisce il presupposto della lite. E’ una singolarità della vicenda contenziosa.

L’usura non è stata imputata da Cairo a Blackstone in un processo penale. E’ stata utilizzata a fini di qualificazione dell’illecito civile, nella sede del giudizio arbitrale, visto che ogni reato produce anche danni suscettibili di riparazione economica. Gli arbitri spiegano bene questa questione nelle premesse della decisione.

Dopo di che, il lodo tratta a lungo la qualificazione della crisi in cui si trovava Rcs nel 2013 e il valore del complesso immobiliare, sulla base delle perizie affidate a due stimati esperti. Su entrambe le perizie le conclusioni degli arbitri divergono. Del tutto.

L’ago della bilancia è stato il presidente Renato Rordorf, ex magistrato, attualmente consulente di un primario studio legale. Il lodo merita di essere studiato sotto vari profili, ma la questione della crisi di Rcs, sì o no e con quale ampiezza e visibilità all’esterno, agli effetti della sussistenza, o meno, degli elementi dell’usura, è capitolo che entrerà negli annali delle crisi di impresa, agli effetti delle responsabilità di gestione, degli abusi di finanziamento e dell’ammissione alle procedure concorsuali.

Del resto, Rordorf da magistrato si è molto occupato di crisi di impresa e di fallimenti e questa sua esperienza, oltre alla mentalità di giudice imparziale, gli ha presumibilmente fruttato la nomina di presidente.

Ora Cairo è comprensibilmente insoddisfatto e teme – immaginiamo – l’esito della causa americana, in cui è personalmente chiamato con Rcs a rispondere dei danni reclamati da Blackstone.

Un accordo transattivo a questo punto, seppure le parti vorranno trattarlo, comporterà maggiori oneri per Rcs, che è società quotata. Sembra, infatti, che la Consob abbia avuto un sussulto dopo la divulgazione del lodo, che, influenzando la gestione della società in termini negativi, rischia di provocare indirettamente variazioni sul corso del titolo.

E’ evidente, a questo punto, che le iniziative di Cairo devono essere monitorate anche nell’interesse degli azionisti di minoranza, ai quali, per dirla tutta, non si ricorda che nessuno si sia rivolto nel 2013, nel corso della crisi. Confidando che non si tratti dell’ennesimo caso italiano in cui la somma di scelte discutibili si riverberi sul risparmio degli azionisti di minoranza.         

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