Politica industriale, banco di prova del governo


Il banco di prova del governo sarà, a breve, la politica industriale, cenerentola della politica economica. In Italia, non altrove.

Date le caratteristiche del governo, la mediazione delle proposte, soprattutto di Pd e Lega, di fatto gli azionisti di maggioranza del patto di non belligeranza tra i partiti della coalizione, dovrebbe diventare la politica industriale dei prossimi anni. Con la sintesi di Draghi, che non vorrà soltanto ascoltare e adottare, ma metterci del suo.

Però, questa volta, sull’azione di Draghi abbiamo qualche riserva. In parte per le spinte che dovrà subire dall’una e dall’altra parte, in parte per la sua (relativa) inesperienza in materia.

Perché, ricordiamo, Draghi è stato direttore generale dell’Economia negli anni 90, che sono stati anni di disinvestimento (e di perdite, economiche, finanziarie e imprenditoriali). Non imputiamo a Draghi le scelte scellerate della politica e dei governi di allora. Diciamo soltanto che la sua esperienza non si è formata sull’impegno costruttivo o ricostruttivo.

Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, ex Industria, è un ottimo politico, ma finora non ha dato prova di sé, nella veste di costruttore di attività economiche. E l’apparato leghista è bravo ad amministrare, non – per quanto ne sappiamo – a costruire.

La costruzione richiede equilibrio, consapevolezza del quadro interno ed estero, della concorrenza, agguerrita o inconsistente, e deve fare i conti con quel ceto dirigente pervasivo, le cosiddette élite, che accumula da sempre privilegi non meritati e non li vuole perdere. E’ gente che Draghi conosce bene. La domanda è se vorrà (potrà) contenerla e, all’occorrenza, contrastarla. Lo capiremo presto.

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