Nel merito del lodo Rcs Blackstone


Non sappiamo se il lodo arbitrale Rcs/Blackstone abbia sorpreso i difensori delle parti. Oppure, se la precedente decisione non definitiva del collegio sulla insussistenza del vizio di nullità della vendita del complesso immobiliare, richiamata nella premessa del lodo, abbia in qualche misura anticipato la decisione di rigetto della domanda risarcitoria, proposta da Rcs, che – ricordiamo – è società quotata.

In un precedente articolo abbiamo esaminato e commentato il lodo, informando i lettori sui punti salienti della vicenda con spirito di servizio, con maggiore puntualità di quanto abbia fatto finora il quotidiano specializzato.

Vogliamo, ora, trattare nel merito alcune scelte fatte dall’attuale gruppo di controllo, che fa capo a Cairo, e dal precedente, che ha alienato lo storico complesso immobiliare di via Solferino, simbolo secolare del Corriere della Sera.

La controversia con Blackstone riguarda lo stato di crisi della società nel momento dell’alienazione, in particolare la qualificazione delle difficoltà economiche e finanziarie della gestione. Su cui il collegio arbitrale si è diviso, decidendo a maggioranza.

In concreto, affidando la decisione al presidente Rordorf. Che ha maturato il proprio convincimento sulla base della perizia dell’esperto, non pubblicata, ma, nella parte essenziale, ripresa nel lodo.

Da quanto viene riferito nell’ampia motivazione, l’esperto non nega la situazione di difficoltà. Nega, però, negli effetti, che tale situazione, pur riconoscibile dall’esterno, sia stata idonea a costituire il presupposto dell’illecito usurario, realizzato, secondo la denuncia di Cairo, con l’alienazione del complesso.

La perizia è stata diversamente interpretata sotto il profilo giuridico dall’arbitro dissenziente, che discute il ragionamento dei colleghi, attribuendo un tutt’altro senso ed effetto all’elaborato peritale. Che sposta centinaia di milioni da una parte all’altra, oltre a credibilità personali e, dati i numeri, alle prospettive aziendali.

Senza i documenti peritali e gli atti difensivi, non è semplice l’esame critico del lodo e delle scelte aziendali, che riguardano gli azionisti di minoranza, non meno del gruppo di controllo, ma ci siamo fatti l’idea, in base ai rilievi degli arbitri, che Cairo abbia fatto una scelta di bon ton rispetto alla precedente gestione, quando ha impugnato la vendita.

Posto che analisi della situazione, rimedi all’epoca valutati, scelte specifiche, dismissione del complesso immobiliare, contratto e clausola compromissoria sono tutti aspetti consequenziali dello stesso processo decisionale.

Di certo, la materia della lite consegnata agli arbitri è stata circoscritta en principe alla valutazione, sulla carta, della crisi aziendale, non avendo il collegio arbitrale gli stessi poteri istruttori del tribunale ordinario.

Con la conseguenza che la scelta (quasi) obbligata del ricorso al collegio arbitrale ha severamente limitato le opzioni difensive del denunciante. E, ora, comporta la revisione dei conti previsionali e una più rigorosa policy aziendale.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*