Mediaset Vivendi, non è vera pace


Il contenzioso tra Mediaset e Vivendi si avvia a composizione. O, almeno, così sembra.

I vertici di Mediaset hanno annunciato la ripresa del progetto espansivo, di fatto bloccato da Vivendi 5 anni fa. Anni che fanno la differenza, sostanzialmente per due motivi.

Perché lo scenario globale in cui si inseriva il progetto iniziale è cambiato. Perché Silvio Berlusconi, l’unico vero imprenditore visionario di Mediaset, ha cinque anni di più e tante energie in meno. Gli auguriamo una lunga vita, sapendo bene che a quell’età la longevità è inversamente proporzionale alle energie impiegate in attività corrosive.

Come è stata corrosiva la lite con Vivendi. E come è corrosiva, adesso, la ripresa del progetto espansivo, nello scenario post pandemico, insidiato da incalzanti nuovi protagonisti dell’economia e della politica. Noi ci siamo fatti un’idea diversa dalla gran parte della stampa economica sulle prospettive di Mediaset.

Non crediamo che la lite tra i due contendenti sia finita del tutto. E che il percorso per l’assestamento degli interessi delle due parti e della stessa impresa sia scevra di agguati. Né Berlusconi, né Bolloré sono noti per mollare la presa.

Nell’assemblea convocata per giugno non ci dovrebbero essere sorprese, perché l’accordo conciliativo in corso di esecuzione prevederebbe un’intesa di comportamento.

A prescindere da ogni possibile considerazione sulla praticabilità di tale intesa, confliggente in ipotesi con il principio di collegialità e di influenza reciproca del voto assembleare, un qualsiasi attrito imputabile anche ad una variabile esterna si presterebbe alla rinnovazione di accuse reciproche.

In sostanza, l’entente cordiale appare, per il momento, più una manifestazione di buona volontà ad uso esterno che un vero e proprio accordo compositivo.    

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