Intelligence Economica. La spinta del Recovery


C’è un buon fermento in ambito accademico, parlamentare e di sicurezza nazionale sul tema dell’Intelligence Economica.

Nata nel secolo scorso e fortemente sviluppata in Francia (concretizzatasi anche con la nascita dell’École de Guerre Économique), in Italia è stata introdotta dal Gen. C.A. Carlo Jean e dal Prof. Paolo Savona (già Ministro della Repubblica Italiana), con l’obiettivo di proteggere gli interessi nazionali e la sicurezza del Paese dal punto di vista economico (senza tralasciare l’utilizzo di tale asset nell’ambito del controspionaggio, del terrorismo, della criminalità e molto altro).

In Italia non è stata sviluppata in modo centrale come in altri Stati (Cina, Francia, USA, Russia, UK, Giappone), ma con la crisi pandemica ha finalmente iniziato ad avere maggiore considerazione.

L’Intelligence Economica ha avuto una prima applicazione proprio con l’implementazione della normativa Golden Power lo scorso anno (per proteggere le aziende strategiche per gli interessi dello Stato dall’acquisto da parte di aziende straniere), ma è con il PNRR che dovrà esplicare i suoi maggiori effetti.

Proprio pochi giorni fa Borghi (PD) membro del COPASIR ha dichiarato che “Non bastano gli investimenti, i sussidi, il Recovery plan europeo. Bisogna ripartire in sicurezza, e per farlo serve un aggiornamento dell’intelligence economica italiana, passando dalla difesa all’attacco” (Formiche.net).

Con il PNRR arriveranno molti capitali ed investimenti specialmente dall’estero e da aziende molto “aggressive” ed assetate del prezioso know-how protetto dalle nostre aziende di ogni dimensione. Ciò aumenterà il rischio di (s)vendita o di intromissione nei consigli di amministrazione di imprese che garantiscono alti livelli strategici per tutta la collettività (Telecomunicazioni, Energia, Industrie, ma anche società di consulenza ed il network connesso) ad aziende estere, comportando un rischio per la nostra sicurezza.

Lo Stato ad oggi agisce passivamente ed in difesa di questi interessi economici, fondamentali per la tenuta economico-sociale e di sicurezza generale di tutto il Paese.

Con il “Recovery”, però, è il momento di passare ad azioni attive e non passive (come il Golden Power).

Le attività informative dovranno volgere lo sguardo fuori dai confini italiani individuando azioni predatorie che passano anche per i mercati finanziari. Quest’ultimi rappresentano una piazza molto pericolosa, dal momento che – contraendo spazio-tempo – riescono a garantire alle imprese “predatrici” risultati in tempi rapidissimi e difficili da prevedere con il law enforcement.

Gli avamposti economici, gli interessi nazionali e la tutela della collettività sono sempre di più gestiti da enti privati ed è necessario, ora più che mai, che la collaborazione Stato-imprese (di ogni genere) sia implementata ai massimi livelli.

L’Italia vede una crescita della privatizzazione nella gestione dei suoi interessi (si pensi alla digitalizzazione della PA, gestita quasi totalmente dai privati), dove lo “scarpone del fante” è rappresentato dalle corporate, unici attori che conoscono davvero le strategie e le manovre degli avversari, capaci di contrastare ed ampliare i nostri perimetri di sicurezza economica.

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