Valorizzazione del patrimonio artistico, si deve fare


In Italia si trova una gran parte del patrimonio artistico mondiale. C’è chi stima oltre il 50 per cento. Eppure il tema della valorizzazione non è studiato dai protagonisti dell’economia e dell’impresa.

Con il risultato che i musei esibiscono preziose opere d’arte sostanzialmente improduttive. Smentendo la vulgata che il patrimonio artistico si possa considerare un “giacimento”, alla stregua di una qualsiasi altra materia prima.

In effetti, il patrimonio artistico è ben più che un giacimento. Lo possiamo considerare un prodotto trasformato e affinato, spesso nel corso dei secoli o dei millenni, destinatario di cure specialistiche, costose, necessarie, ma, purtroppo, improduttive.

Con l’ulteriore risultato che il patrimonio perde pregio e valore, non viene studiato e curato quanto dovrebbe, e addirittura non viene esibito, per carenza di spazio, personale e risorse finanziarie, né viene arricchito, perdendo competitività rispetto ad una concorrenza oggettivamente più modesta.

Si può e si deve intervenire nel settore, facendo un’analisi dei punti di forza e di debolezza, sperimentando tecniche di valorizzazione che, in altri settori, si sono dimostrate redditizie. In base alla dislocazione, alla dimensione, alla specificità, alla unicità.

Non disponiamo di ricette portentose. Nessuno ne dispone. Vediamo, però, gli ostacoli, le frizioni. Che richiedono l’impegno di protagonisti pubblici e privati, per scoprire che il giacimento può diventare produttivo e, diversamente da ogni altro giacimento, può alimentarsi e crescere, garantendo la propria inesauribilità.        

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