Patrimonio artistico incredibilmente in perdita


Gli esponenti più autorevoli delle élite nazionali non perdono occasione per dire che l’Italia possiede il maggior giacimento culturale del mondo. Ed è vero. Quello che nessuno dice è che il giacimento non produce ricchezza, produce incredibilmente perdite.

L’argomento è molto complesso e poco trasparente per tanti motivi. Prima di tutto, non c’è una vera e propria stima del patrimonio artistico e museale italiano, che comprende siti archeologici, edifici storici, opere d’arte di proprietà pubblica e privata. Così come non ci sono obiettivi di risultato e controllo di gestione del patrimonio.

Sembra che si dia per scontato che il patrimonio pubblico museale sia complessivamente improduttivo e debba essere destinatario di risorse pubbliche, invece di generarle.

Il museo degli Uffizi a Firenze è un caso emblematico. E’ considerato per numero di opere d’arte e afflusso di visitatori il museo numero uno in Italia. L’incasso annuo pre covid 19 è salito a circa 35 milioni in 5 anni, da circa 15 milioni.

Non sono noti i costi complessivi di gestione e di conservazione e sviluppo dell’offerta al pubblico e, quindi, non si può stabilire se il museo, in base alle entrate e uscite, sia in utile o in perdita.

Così come non è noto il valore stimato del patrimonio immenso ivi contenuto, sulla base del quale si potrebbe calcolare, sia pure con l’approssimazione dovuta al valore indotto dal bene museale, l’effettivo risultato economico.

Possiamo, però, stimare che, seppure il margine definitivo risulti positivo, la proporzione tra margine e valore patrimoniale risulterebbe uno zero virgola. Ne siamo certi fino a smentita. Magari venga. Ne saremmo felici.

Per altri musei e siti archeologici i risultati si possono presumere ancora più drammatici. Ci mettiamo a disposizione per aiutare a fare i conti e per trarne le conseguenze. A fini di valorizzazione del patrimonio nazionale. Nell’interesse del prezioso giacimento culturale e del paese.     

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