LA GIORNATA DEL MARE: CONOSCERLO MEGLIO PER LA SFIDA CLIMATICA


Nel 2017 il Mediterraneo ha prodotto 59,6 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, il 29% del totale a livello europeo, dopo l’Oceano Atlantico ((73,4 miliardi di euro) e il Mare del Nord (63 miliardi di euro). In Europa il 40% dell’occupazione dell’economia marittima si trova nel Mediterraneo (1,78 milioni di dipendenti), il 29% nell’Oceano Atlantico (1,29 milioni di dipendenti) e il 20% nel Mare del Nord (0,87 milioni di dipendenti). (ANSA – ROMA, 10 APR).

A ricordarlo, in occasione della Giornata Nazionale del Mare di domenica 11 aprile, è la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).

Nell’immaginario collettivo il mare è un luogo di svago e di vacanza piuttosto che di importanza economica. Basta riflettere, però, sull’incidente recente nel canale di Suez  per comprendere l’importanza del trasporto marittimo nell’economia mondiale, per la quale la disponibilità di cibo di qualità a basso impatto ambientale  sarà uno dei problemi più importanti.

L’epidemia in atto pone un serio problema sulle produzioni di proteine animali in allevamenti intensivi che, oltre ad essere di scarsa qualità per il benessere animale, sono tutte pratiche inquinanti ed energivore. Non è un caso che la gravità della situazione del COVID 19 nella Pianura Padana non abbia una qualche correlazione con le caratteristiche ambientali  nel suo complesso dovuta anche ad una zootecnia intensiva non più compatibile con le dimensioni del territorio stesso.

Pesca ed Acquacoltura sono  pratiche anch’esse millenarie, ma relativamente poco utilizzate, nonostante siano consolidate tecniche colturali ad impatto ambientale nullo. Come nel caso della molluschicoltura che per l’accrescimento del prodotto non richiede energia e mette sul mercato un prodotto molto nutriente (10-11 gr di proteine, ad alto valore biologico, quantitativo inferiore a carne e pesce ma paragonabile a quello delle uova; 1-3% di lipidi, prevalentemente polinsaturi, quindi grassi buoni; vitamina B12 ed altri nutrienti ad un prezzo decisamente contenuto).

I molluschi hanno una impronta ambientale assolutamente positiva rispetto le carni “terrestri”. Infatti, mentre la produzione di carne rappresenta una quota di emissioni pari – se non superiore – a tutte le emissioni del traffico stradale, i molluschi nel loro accrescimento fissano la CO2 sciolta nell’acqua  e quindi un piatto di molluschi  è ” sostenibile” dal punto di vista climatico.

In Italia si producono annualmente circa 100.000 tons di molluschi che fissano almeno 20.000 tons di CO2: questo fa parte di un processo biogeodinamico  che nel corso di centinaia di milioni di anni ha contribuito anche alla formazione delle Dolomiti e delle Alpi Apuane.

La sfida per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico si dovrà affrontare nel mare e negli oceani ed il Mediterraneo sarà fondamentale per il clima delle Nazioni costiere, poichè il suo riscaldamento genera poi i fenomeni meteorologici estremi.

Mantenere pulito il mare significa  avere acque trasparenti e se la luce penetra la fotosintesi può avvenire anche in acque più profonde e quindi aumentare la quota di CO2 fissata diminuendo la quota di CO2 nell’atmosfera ovvero incrementare il BLUE CARBON.

Migliorare quindi la qualità delle fascia costiera marina incrementando una produzione assolutamente ecosostenibile dovrà essere una componente fondamentale della cultura e dei comportamenti alimentari, mentre in terra si dovrà privilegiare attività meno inquinanti, con “meno chimica”. Significa privilegiare la biodiversità e in maniera diffusa consumi energetici non emissivi. Con il BONUS 110%  il Governo ha già definito i presupposti  di una transizione positiva.

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