Interspac, iniziativa sbagliata


INTERSPAC. Un nome, non un progetto. Una buona intenzione, presto destinata al dimenticatoio. O almeno così speriamo, in mancanza di un progetto che riguardi la squadra e il settore.

Non dubitiamo della fede calcistica dei 40 firmatari dell’appello pro Inter. Dubitiamo che abbiano riflettuto prima di immaginare una raccolta fondi per “salvare” l’Inter.

Eppure, tra i firmatari ci sono almeno due persone che hanno dimestichezza con i numeri e le proiezioni: Carlo Cottarelli e Flavio Valeri. Nessuno dei due ha bisogno di presentazione. Mentre molti degli altri firmatari sono abituati per professione a lanciare il sasso e a nascondere la mano.

Quindi, ci rivolgiamo a Cottarelli e a Valeri, che sanno cosa è un business plan. Che richiede un programma, risorse modulate, prospettive di successo. Tutto questo non c’è, per quanto se ne sappia.

L’iniziativa sembra piuttosto il piano di risanamento di un’azienda che non vuole essere risanata. Con tutti i fattori decisivi, interni ed esterni, che remano contro. Nell’attesa che risorse impreviste vengano attratte nel vortice delle perdite strutturali. Alla faccia dei sacrifici dei tifosi.

Il calcio è stato tenuto lontano dai fallimenti per ragioni politiche. Ed è diventato un settore inquinato dal malaffare per quello ci gira intorno, non meno che per quello che accade nelle squadre.

Cottarelli ha detto “vogliamo misurare quanto interesse ci sia per la nostra iniziativa”. Glielo diciamo noi. L’interesse c’è, soprattutto delle persone sbagliate. Apprezziamo la parola “misurare”, ma riteniamo che debbano essere misurati altri fattori.

Vogliono fare qualcosa per il calcio? I firmatari chiedano che siano applicate al settore le norme di legge che regolano gli altri settori economici. Potrebbe essere un buon inizio.      

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