Tra brividi e risate. Intervista a Bruno De Stephanis


Una mente creativa a 360°. Così potremmo definire Bruno de Stephanis, un interprete poliedrico che passa con disinvoltura dal teatro alla televisione con qualche incursione nella scrittura. Si è misurato con opere drammatiche (Riccardo III, Casa di bambola, Morte di un commesso viaggiatore), ma il grande pubblico lo ricorderà in famose serie televisive (Le tre rose di Eva, Incantesimo, Carabinieri, Distretto di Polizia, Commesse, Il bello delle donne, La dottoressa Gio, Il maresciallo Rocca 5, Questa è la mia terra, Gente di mare, Nata ieri, Un ciclone in casa 3, Un prete tra noi). Come scrittore, ha al suo attivo due romanzi (Meno male che il mondo va male, Nove mesi per non morire).

Dal 28 settembre all’8 ottobre sarà al Teatro Anfitrione di Roma a dirigere e interpretare la sua sesta commedia, Se mi ami ti uccido. Proprio la sera della prima presenterà l’ultimo romanzo, Il saluto (Vertigo Edizioni).

locandina

Attore, regista, scrittore. Con quale mezzo espressivo sei più a tuo agio?

Con la scrittura. Il genere che prediligo sono le commedie teatrali, che scrivo da oltre venti anni. Una passione che ha preso il via quando da Milano mi sono trasferito a Roma, venticinque anni fa. Dal 2012 ho cominciato a scrivere romanzi.

Nella commedia Se mi ami ti uccido i momenti di suspense finiscono nel divertimento. Com’è nata l’idea di coniugare giallo e comicità?

Sono un malato di cinema, fin da bambino. I molti di film visti, tra brividi e risate, sono stati una bella fonte di ispirazione.

Sotto l’apparenza comica, si intravede una lettura dei tic della società attuale. Il killer Giò, ad esempio, ricorre all’aiuto della sua psicanalista per districarsi in una situazione complessa. È solo una lettura divertita dell’attuale grande diffusione della psicoterapia o un modo per evidenziare le debolezze che ci affliggono?

Mi interessa esplorare il lato umano dei vari personaggi, entrare nella loro dimensione esistenziale, e capire le ragioni che li spingono ad azioni e motivazioni diverse sempre in bilico tra loro, fino all’estremo.

Nel teatro il rapporto con il pubblico è immediato e l’imprevisto è dietro l’angolo. Ci puoi raccontare un episodio particolarmente esilarante che ti è capitato nella tua carriera?

Quella di Francesco, un ragazzo che è stato allievo della mia scuola di recitazione – la Marlon Acting – per oltre oltre 12 anni: un siciliano con la faccia da mafioso. In una divertente commedia, Ti presento un’amica, gli ho fatto fare il gay, contro la sua volontà, per ammorbidire la sua recitazione. Quando, alla fine della prima, una signora si è complimentata con lui, credendo che fosse davvero un gay, quindi bravo e credibile nel ruolo, l’ha abbracciata in lacrime, tanto era felice. Una bella soddisfazione anche per me.

Hai una lunga e diversificata esperienza nel mondo dello spettacolo: quale consiglio daresti a un giovane che volesse avvicinarsi al teatro?

Io ho una figlio e una figlia bellissimi. Ma non ho mai consigliato loro di fare il mio mestiere. È davvero dura riuscire. Ma se dentro hai il fuoco sempre acceso della passione, come nel caso mio e di Cristina – la mia compagna di vita e di palcoscenico – non puoi scappare. Prima o poi, sulle tavole di un teatro ti ci ritrovi. E basta un applauso per credere, dopo 40 anni, che quella è stata la scelta giusta!

Teatro Anfitrione (Roma, via di San Saba 24 – tel. 06 5750827 – cell. 346 0140333)

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