sabato, Giugno 15, 2024
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Cos’è il neuromarketing: una disciplina rivoluzionaria nel mondo della pubblicità!

Il mondo del marketing ha subito una piccola rivoluzione grazie al Neuromarketing, una disciplina che nasce dall’applicazione delle conoscenze neuroscientifiche in campo commerciale. Ma cos’è esattamente il Neuromarketing e in che modo può aiutare le aziende a migliorare le proprie strategie di marketing?

Neuromarketing, tutto quello che c’è da sapere

Il Neuromarketing si occupa dell’analisi dei processi inconsapevoli che avvengono nella mente del consumatore e che influenzano le decisioni di acquisto o il coinvolgimento emotivo nei confronti di un brand. È una disciplina relativamente nuova, il cui nome è stato coniato una ventina di anni fa da Ale Smitds, ma che negli ultimi anni ha riscosso un notevole successo.

Ma in che modo il Neuromarketing può aiutare le aziende? L’idea alla base è quella di andare oltre le risposte fornite dai consumatori alle domande dei questionari e dei focus group. Infatti, spesso gli individui non riescono ad esprimere perfettamente i meccanismi inconsci che li spingono ad acquistare determinati prodotti. Grazie alla presa in considerazione dei processi emotivi e cognitivi dei consumatori, il Neuromarketing consente di analizzare quelle che sono le motivazioni inconsce che guidano le scelte quotidiane e le decisioni d’acquisto.

La differenza con il marketing tradizionale

Una delle caratteristiche principali che differenzia il Neuromarketing dal marketing tradizionale è l’utilizzo di strumenti e conoscenze neuroscientifiche. In particolare, si utilizzano tecnologie come l’elettroencefalogramma, che permette di misurare le aree del cervello attivate durante la visualizzazione di un annuncio o la presentazione di un determinato logo o prodotto. Ad esempio, se si sa che l’attivazione della corteccia prefrontale sinistra è associata alle emozioni positive, i marketers possono ottenere dati sulla risposta del cervello ai diversi stimoli esterni.

Gli esperti di Neuromarketing ritengono che i metodi di ricerca tradizionali (come focus group e sondaggi) siano spesso molto imprecisi. Le risposte fornite dagli intervistati, infatti, spesso non coincidono con i risultati dei test di imaging cerebrale. Tuttavia, esperti come Elissa Moses difendono la coesistenza di questi due approcci, sottolineando quanto sia importante non sottovalutare l’ascolto del consumatore che può comunque fornire informazioni molto utili sul processo d’acquisto. La CEO ha anche sottolineato che alcuni clienti sembrano temere che i risultati conseguiti attraverso i metodi tradizionali, come sondaggi o focus groups, non coincidano con quelli ottenuti tramite tecniche e strumenti neuroscientifici.

In ogni caso, la conoscenza dei processi implicati nel Neuromarketing può essere molto utile non solo ai commercianti e ai marketer, ma anche ai neuroscienziati e agli psicologi comportamentali. Grazie a queste tecniche avanzate, è possibile conoscere meglio la percezione dei consumatori e i loro reali bisogni. E migliorare così la creazione degli annunci pubblicitari, dei prodotti e delle esperienze di acquisto in generale.

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